Nel lontano 1978 Enzo Tortora nella sua trasmissione Rai Portobello ospitò una proposta insolita per risolvere il problema dello smog in pianura Padana: spianare il passo del Turchino, in Liguria, per far circolare l’aria. L’idea era presentata tra il serio e il faceto, ma da quel momento in poi è stata rievocata più volte per esprimere un’idea di ineluttabilità. Come dire che il problema dell’inquinamento dell’aria nella pianura Padana è così difficile da risolvere che servirebbe una soluzione al limite del fantascientifico (o del surreale). Questa stessa fatalità la si percepisce anche oggi leggendo il nuovo report di Greenpeace dal titolo Padania avvelenata, dedicato all’impatto degli allevamenti intensivi e pubblicato nei giorni scorsi.Padania avvelenata, cosa dice il rapporto di GreenpeaceI numeri più interessanti contenuti nel lavoro di Greenpeace (scritto in collaborazione con alcune ricercatrici dell’Università di Siena) sono soprattutto due. Il primo: sarebbero 162.700 le tonnellate di ammoniaca emesse ogni anno dagli allevamenti intensivi. E, secondo, sarebbero oltre 12mila quelle di gas serra.A proposito di ineluttabilità nel report si legge di un vero e proprio stallo: dal 2017 al 2023 le emissioni sarebbero rimaste sostanzialmente stabili. Nonostante anni di allarmi, di discussioni pubbliche, inchieste giornalistiche e denunce da parte di cittadini e organizzazioni non governative, negli ultimi anni non ci sarebbe stato nessun miglioramento significativo.Sono dati interessanti sia per l’impatto che hanno sugli habitat naturali sia sulla salute umana (anche psicologica, visto che persino l’Istituto superiore di sanità mette insieme la salute nelle città e fenomeni come l’ecoansia). L’ammoniaca prodotta dagli allevamenti reagisce in atmosfera formando particolato fine, il Pm2,5, una delle sostanze più pericolose per l'essere umano. È qui che il report collega il tema degli allevamenti intensivi a quello, molto più ampio e noto, della qualità dell’aria nella pianura Padana, cioè una delle aree europee con i livelli di inquinamento più alti e persistenti.Secondo il report, il problema ha una dimensione geografica molto precisa. Parliamo di Piemonte, Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna. In queste quattro regioni (considerando quasi soltanto le aree pianeggianti) si concentrano circa il 60% dei bovini allevati in Italia e oltre l’80% dei suini. In altre parole, abbiamo contezza del fatto che gli allevamenti intensivi inquinano, cionondimeno li abbiamo sistemati tutti nella stessa regione geografica, la stessa in cui vivono circa 20 milioni di persone, un terzo della popolazione nazionale.Un allevamento bovino in provincia di Piacenza, a Grazzano Visconti