di
Daniele Sparisci
La Ufi, con base in Veneto e 22 stabilimenti del mondo, fornisce 11 team di Formula 1. Tutto è cominciato da una collaborazione con la Ferrari
Da un incontro casuale con i tecnici di Maranello è iniziata nel 1978 un’avventura che oggi vede Ufi leader nei sistemi di filtrazione per il motorsport con prodotti tecnologicamente avanzati, frutto di una ricerca che ha ricadute importanti sui prodotti destinati ai veicoli stradali. Quello della Formula 1 è un mondo pieno di sorprese. Ci sono aziende italiane che giocano un ruolo di primissimo piano, fornendo alle squadre soluzioni avanzate, ma che preferiscono mantenere un profilo basso, lavorando in silenzio su componenti di qualità. Un esempio interessante è quello della UFI, realtà della provincia veneta (ha sede principale a Nogarole Rocca, poco distante da Verona), presente con 22 stabilimenti nel mondo nei quali produce filtri di tutti i tipi, per carburante, olio, aria, fluidi di ogni genere, fornendoli a tutti i costruttori (compresi quelli cinesi) di auto, camion, moto ed elicotteri. E producendo, nell’impianto di Marcaria (Mantova), i filtri destinati a tutti gli undici team impegnati nel Mondiale di F1. Una sorta di monopolio, insomma, raggiunto nelle ultime stagioni, ma che ha radici lontane: la prima vittoria di un filtro UFI risale, infatti, al Gran Premio di Gran Bretagna del 1978, quando Carlos Reutemann s’impose a Brands Hatch guidando la Ferrari 312 T3, monoposto che, in quella stagione, condivideva con Gilles Villeneuve. Da allora, il legame tra l’azienda veneta e la Ferrari non si è più sciolto, tanto che oggi a utilizzarne i suoi filtri è anche la 499P che ha vinto per tre volte di fila la 24 Ore di Le Mans.







