Nel racconto della Formula 1 si parla quasi sempre di aerodinamica, power unit, strategie, gomme e piloti. Molto meno di quei componenti nascosti che non finiscono sotto i riflettori, ma che possono decidere l’affidabilità di una monoposto lanciata a oltre trecento all’ora. Tra questi ci sono i sistemi di filtrazione avanzata, elementi piccoli solo in apparenza, chiamati a proteggere motore, circuiti idraulici, raffreddamento del powertrain e componente ibrida. È qui che si inserisce UFI, gruppo italiano presente nel Mondiale di Formula 1 2026 come fornitore di tutti gli 11 team in griglia.

Una tecnologia che lavora dove l’occhio non arriva Ogni monoposto può utilizzare fino a 15 elementi filtranti UFI, distribuiti tra area motore e area telaio. Secondo i dati forniti dall’azienda, a ogni Gran Premio sono presenti almeno 110 filtri UFI sulla griglia di partenza, per un totale superiore ai 6.000 componenti nell’arco di una stagione. Numeri che danno la misura di un lavoro poco visibile ma centrale, perché in Formula 1 l’affidabilità non è un dettaglio: è una condizione necessaria per trasformare la performance in risultato.

Tailor made, perché in F1 non esiste lo standard Ogni filtro nasce su misura, in base alle esigenze specifiche delle squadre. Forma, dimensioni, fibra, superficie filtrante e materiali vengono definiti attraverso un confronto continuo tra gli specialisti dell’Advanced Applications Division UFI e i progettisti dei team. Una filosofia coerente con l’identità raccontata dal presidente Giorgio Girondi: «La ricerca dell’hyper-innovation significa essere primi degli altri nell’innovazione. Questa è sicuramente la nostra caratteristica». Una frase che sintetizza bene il lavoro richiesto dalla Formula 1: anticipare i problemi prima che diventino limiti.