Ford si aggiunge alla lista di costruttori che hanno deciso di investire in Formula 1, nonostante la crisi automobilistica occidentale renda sempre meno scontato per i consigli di amministrazione approvare investimenti così costosi. La massima serie motoristica mondiale offre però alle case un ritorno pubblicitario senza paragoni, oltre che l’opportunità di sviluppare tecnologie molto più rapidamente rispetto a un normale reparto di ricerca e sviluppo. La Racing Bulls, scuderia italiana con sede a Faenza, reduce dal 6° posto assoluto nello scorso campionato, ne rappresenta un ottimo esempio.

I punti in comune

Quando si parla di Formula 1 come palestra tecnologica, il pensiero corre subito ai componenti trasferibili direttamente dalle monoposto alle auto di serie. È qualcosa di cui gli organizzatori ne sono perfettamente consapevoli, cercando di seguire e anticipare le tendenze dell’industria automobilistica, la cui lotta alle emissioni rappresenta una priorità, soprattutto in Europa. Non è un caso che la Formula 1 stia spingendo tanto sull’elettrificazione, favorendo la libera ricerca sulle batterie e sui motori elettrici, ma anche sugli e-fuels e sui biocarburanti, a cui il settore dell’auto guarda con grande interesse.