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In Iran la disoccupazione aumenta dall’inizio della guerra in Medio Oriente, a fine febbraio. È un effetto sia dei bombardamenti e del blocco navale degli Stati Uniti, che hanno aggravato una situazione economica già pessima, sia dei provvedimenti del regime iraniano, a partire dal blocco di Internet imposto a fine febbraio e mai rimosso.
Un funzionario del ministero del Lavoro iraniano, Gholamhossein Mohammadi, ha stimato che la guerra abbia provocato la perdita diretta di un milione di posti di lavoro e la disoccupazione di due milioni di persone. È molto probabile che il numero reale sia più alto, perché le statistiche ufficiali non tengono conto dei contratti che non vengono rinnovati, della riduzione degli orari di lavoro (e dunque dei salari) o dei congedi forzati.
A fine aprile una delle due principali piattaforme per offerte di lavoro iraniane ha comunicato che erano stati caricati 318mila curriculum in un giorno solo, un record. Che la disoccupazione sia un problema si capisce anche da una delle rare dichiarazioni della Guida Suprema Mojtaba Khamenei: una decina di giorni fa ha chiesto alle aziende di contenere i licenziamenti, per quanto possibile.
I licenziamenti nel settore industriale sono una conseguenza della penuria di materie prime, causata dal blocco navale che impedisce le importazioni e le esportazioni dell’Iran. Il settore ha ovviamente risentito anche dei bombardamenti di Israele e Stati Uniti contro gli stabilimenti industriali e le infrastrutture energetiche.









