Già storicamente sottoposte a un lungo elenco di violazioni dei loro diritti umani e impossibilitate a formare sindacati per difendere i loro diritti, le persone migranti che lavorano negli stati del Consiglio di cooperazione del Golfo hanno subito gran parte delle conseguenze del conflitto regionale iniziato il 28 febbraio e che si spera ora conosca una cessazione duratura.

Gli attacchi iraniani negli stati del Golfo, rappresaglie contro quelli statunitensi e israeliani contro l’Iran, hanno causato almeno 28 vittime civili e centinaia di feriti, in larghissima parte lavoratori migranti. Amnesty International ha parlato espressamente di crimini di guerra.

Come già rivelato da un’altra ricerca di Amnesty International, le autorità degli stati del Golfo hanno inasprito le misure repressive nei confronti della libertà d’espressione. A farne le spese, sempre loro: i lavoratori migranti.

La stessa Amnesty International e Human Rights Watch hanno intervistato decine di lavoratori migranti in Arabia Saudita, Bahrein, Emirati Arabi Uniti, Kuwait, Oman e Qatar, chiedendo loro di descrivere l’impatto del conflitto sulla loro sicurezza fisica ed economica. Molti di loro hanno accettato chiedendo l’anonimato, altri hanno avuto paura di esporsi persino in forma anonima.