I mercati azionari si riaprono zavorrati da una "tempesta perfetta" di tensioni geopolitiche e delusioni macroeconomiche, con Piazza Affari che si conferma il listino più esposto d’Europa.
In avvio, la Borsa di Milano scivola del 2,05%, peggiorando il -1,87% registrato venerdì.
Il motore della correzione si colloca lungo un asse che tocca tre continenti. Al centro vi è il rincaro dell’energia, innescato dalla semi-paralisi dello Stretto di Hormuz.
Con il traffico marittimo mediorientale ridotto ai minimi termini, i mercati tornano a prezzare l’altissimo rischio logistico sulle forniture globali: il greggio viaggia a 111 dollari al barile (Brent a 111,34 e WTI a 107,72 dollari), mentre i future del gas ad Amsterdam superano i 51 euro al megawattora.
Trattandosi di un chokepoint cruciale da cui transita circa il 20% dei consumi petroliferi mondiali e un quinto del gas naturale liquefatto, l’impatto per un’economia manifatturiera e di trasformazione come quella italiana è immediato.






