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Sara Gandolfi, inviata a Malé (Maldive)
Il portavoce del presidente maldiviano e il nodo dei permessi: non è menzionata l'immersione nella grotta, dove ha perso la vita anche un soccorritore. «Nel periodo dei monsoni le correnti cambiano molto. E la profondità era notevole»
Ci sono almeno due pezzi mancanti, nei documenti che Mohamed Hussain Shareef, portavoce del presidente delle Maldive Mohamed Muizzu, ci mostra al tavolino di un bar. Sul permesso di ricerca marina del team italiano non compaiono i nomi di due dei cinque subacquei inghiottiti dagli abissi e non è menzionata l’immersione in grotta. Quella maledetta grotta dove ha perso la vita anche il soccorritore Mohamed Mahudhee, «un soldato che ha fatto ciò che riteneva il proprio dovere».Gli italiani hanno rischiato troppo entrando laggiù?«La professoressa Montefalcone, come la maggior parte del suo team, era una subacquea più che esperta. Hanno pesato le condizioni specifiche. Le correnti, la mancanza di visibilità, il disorientamento, il meteo. Noi maldiviani sappiamo che nel periodo del monsone di sud-ovest le correnti sono molto forti e il tempo può cambiare rapidamente. Se a questo si aggiunge il fatto che si trattava di un’immersione in grotta, ad una profondità notevole… Era una vera sfida. E possono aver giocato molti fattori avversi. Alla fine, sarà l’indagine ad appurarlo».Erano autorizzati?«Il team dell’Università di Genova conduce ricerche annuali da almeno quattro anni alle Maldive. Aveva presentato una proposta di ricerca specifica sui coralli molli e sulla composizione dei sistemi di barriera delle Maldive al Dipartimento di ricerca marina, che ha dato il via libera. Avevano i permessi necessari».APPROFONDISCI CON IL PODCASTAnche quello di andare così in profondità, oltre i 30 metri previsti dalla legge? «Il limite dei 30 metri vale per le immersioni ricreative. I ricercatori possono proporre di immergersi più in profondità e non esiste una seconda legge specifica alle Maldive che lo impedisca. Il problema principale è che si trattava di un’immersione in grotta e la loro proposta di ricerca, a quanto mi risulta, non ne faceva menzione. Hanno specificato gli atolli, ma non il dettaglio dei siti d’immersione».È un problema da un punto di vista legale? «No, ma è un peccato. Per quanto ci riguarda, non ci sono problemi legali perché hanno già effettuato numerose immersioni alle Maldive. Ma noi, come governo, non sapevamo che avrebbero fatto un’immersione in grotta».Tutti i sub dispersi facevano parte del team di ricerca?«Tre su quattro. Federico (il biologo Gualtieri, ndr), Muriel (la ricercatrice Oddenino, ndr) e Monica (la professoressa Montefalcone, ndr)”.Soltanto tre su cinque (nella lista che ci fa vedere molto velocemente compaiono anche altri nomi, ma non Gianluca Benedetti e Giorgia Sommacal, figlia della professoressa)…«Il quinto era la guida subacquea di cui è stato trovato il corpo. In effetti, anche lui si è immerso a quella profondità. Quindi sì: tre dei cinque subacquei coinvolti sono menzionati come parte del team di ricerca. Ma confermo l’esistenza del permesso, con validità dal 3 al 17 maggio, in sei atolli diversi, fra cui quello di Vaavu. È citata correttamente l’imbarcazione, Duke of York, e l’attrezzatura. Anche se non sappiamo ancora quale attrezzatura avessero durante l’immersione. Questo fa parte dell’indagine».E la profondità è citata?«La ricerca di questo team, come conferma un documento di febbraio, si svolge tra 0 e 50 metri di profondità».Le grotte arrivano a 60…«Stiamo ancora indagando su quanto in profondità siano arrivati. L’ingresso della grotta è a 47 metri. In tutto questo, posso dirvi che anche per noi è stato un colpo durissimo. Con l’Italia abbiamo un legame speciale e la professoressa era una persona molto speciale perché ha dedicato tanti anni della sua vita professionale alla ricerca in questo Paese».Quindi è sbagliato giudicare le sue scelte?«Da cittadino maldiviano e da funzionario governativo, direi di sì. Ma vedremo i risultati dell’indagine».Però avete ritirato la licenza della barca, perché? «La barca è un’altra storia. C’erano dei problemi con la sua licenza turistica».










