Si continua a indagare sui cinque sub italiani morti alle Maldive durante un’immersione nelle grotte di Alimathà, isola dell’atollo Vaavu. Ci sono ancora diversi punti su cui fare chiarezza. Mohamed Hussain Shareef, portavoce del presidente maldiviano Mohamed Muizzu, ha sostenuto che in base ai documenti in suo possesso, sul permesso di ricerca marina del team coinvolto nella tragedia, non compaiono i nomi di due dei cinque subacquei e non è menzionata l’immersione nella grotta in cui sono scomparsi.

Sub italiani morti, parla il portavoce del governo delle Maldive

Il mistero dei nomi mancanti di due sub dalla lista del team di ricerca

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Sub italiani morti, parla il portavoce del governo delle MaldiveShareef è stato raggiunto dal Corriere della Sera. Al quotidiano ha fatto visionare alcuni documenti, affermando che sul permesso di ricerca marina della squadra italiana non figurano i nomi di due dei cinque subacquei che hanno perso la vita, oltre a non esserci alcun riferimento all’immersione in grotta.Il portavoce del presidente ha poi fatto chiarezza su come funzionano i permessi, sottolineando che il team dell’Università di Genova conduce ricerche da almeno quattro anni alle Maldive e che aveva regolarmente presentato una proposta di ricerca specifica sui coralli molli e sulla composizione dei sistemi di barriera delle Maldive al Dipartimento di ricerca marina. L’ufficio ha dato l’ok.Greenpeace ItaliaMonica Montefalcone, 52 anni, docente associata di Ecologia all'università di Genova, che ha perso la vita nell'immersione alle Maldive, in una foto delle sue collaborazioni con Greenpeace“Avevano i permessi necessari”, ha dichiarato Shareef. E quindi perché molti sostengono che non potevano spingersi oltre i 30 metri di profondità? A questo punto l’uomo ha spiegato come funzionano i permessi: il limite dei 30 metri vale per le immersioni ricreative, mentre i ricercatori possono proporre di immergersi più in profondità.“Non esiste una seconda legge specifica alle Maldive che lo impedisca – ha reso noto Shareef -. Il problema principale è che si trattava di un’immersione in grotta e la loro proposta di ricerca, a quanto mi risulta, non ne faceva menzione. Hanno specificato gli atolli, ma non il dettaglio dei siti d’immersione”.Quando gli è stato chiesto se ciò comporterà un problema dal punto di vista legale, è arrivata la seguente risposta: “No, ma è un peccato. Per quanto ci riguarda, non ci sono problemi legali perché hanno già effettuato numerose immersioni alle Maldive. Ma noi, come governo, non sapevamo che avrebbero fatto un’immersione in grotta”.