La scuola italiana entra nelle settimane più delicate dell’anno scolastico con il rischio di lezioni ridotte, servizi rallentati e attività sospese. Lo sciopero generale proclamato per oggi dalla Confederazione Usb - una mobilitazione che interesserà anche trasporti, sanità e pubblica amministrazione - coinvolgerà anche il comparto istruzione, mentre dal 22 maggio al 21 giugno scatterà negli istituti tecnici una nuova mobilitazione contro la recente riforma della filiera tecnologico-professionale.

Una doppia protesta che arriva nel momento più delicato dell’anno scolastico, quello in cui i docenti devono chiudere programmi e scrutini. Gli studenti affrontano le ultime interrogazioni e in alcuni casi hanno insufficienze da recuperare in extremis. Genitori e docenti si incontrano negli ultimi consigli di classe. Per i maturandi è l’inizio della corsa finale verso l’esame di Stato. E le segreterie sono impegnate a chiudere pratiche e adempimenti.

Un fine anno scolastico in salita: docenti e personale Ata oggi sono coinvolti nello sciopero generale. L’impatto varierà da istituto a istituto in base alle adesioni del personale docente e Ata. Poi, venerdì inizia la mobilitazione lunga negli istituti tecnici indetta da Flc-Cgil e Unicobas Scuola e Università. Al centro salari, condizioni di lavoro e contestazione della filiera tecnologico-professionale voluta dal governo. La protesta dell’Usb di oggi nasce in un quadro politico più ampio. Il sindacato ha spiegato di aver aderito all’appello della «Global Sumud Flotilla», indicando tra le motivazioni «la guerra, il genocidio in Palestina, la corsa al riarmo, l’attacco al diritto internazionale e il restringimento degli spazi democratici». Posizioni che hanno acceso immediatamente il confronto politico. Matteo Salvini ha criticato duramente l’iniziativa sostenendo che «lo sciopero è un diritto, ma l’eccesso di utilizzo lo svilisce», chiedendosi inoltre «quanto aiuti porti ai bambini di Gaza non andando a lavorare».