Giorgia Meloni ha scritto ieri alla presidente della Comissione europea, Ursula von der Leyen, per chiedere l’estensione della deroga al Patto di stabilità già prevista per gli investimenti nella difesa anche alle spese per contenere i rincari dell’energia dovuti alla crisi iraniana (cioè al suo ex grande amico e costante punto di riferimento Donald Trump). Nella lettera, la richiesta è seguita da una minaccia piuttosto esplicita: «In assenza di questa necessaria coerenza politica, sarebbe molto difficile per il governo spiegare all’opinione pubblica un eventuale ricorso al programma Safe alle condizioni attualmente previste». Safe è per l’appunto il programma che permette di finanziare le spese militari.
Con queste parole Meloni sposa dunque di fatto la linea sostenuta da Matteo Salvini – con più coerenza di lei, verrebbe quasi da aggiungere, se non si trattasse di Matteo Salvini – gettando dalla finestra, in un colpo solo, tanto le pose da grande statista in politica internazionale quanto la presunta evoluzione europeista, e anche l’esibita fermezza antiputiniana. Un po’ come Stephen Colbert che, arrivato alla fine della sua ultima stagione, butta giù dalla cima del palazzo le poltrone dell’ufficio, ma con tutt’altro spirito, e tutt’altre motivazioni (Colbert per lasciare il posto con un certo stile, lei per restarci aggrappata a dispetto di tutto e tutti).










