L’orso bruno (Ursus arctos) è una delle specie animali più iconiche presenti in Italia, sulla quale però grava un pericolo critico d’estinzione, per entrambe le sottospecie presenti sul territorio nazionale: Ursus arctos ssp. arctos – l'orso bruno eurasiatico, che in Italia troviamo nelle Alpi centrali ed orientali – e Ursus arctos ssp. marsicanus, ovvero l’orso marsicano, una sottospecie esclusiva (endemica) dell'Appennino centrale, diffusa con una piccola popolazione nei monti intorno al Parco Nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise, di cui rappresenta il simbolo e uno dei principali valori naturalistici.
L’orso marsicano si distingue da tutte le altre popolazioni di orso bruno per vari caratteri morfologici e morfometrici del cranio, evidenziabili soprattutto negli esemplari adulti; il primo a descriverla come sottospecie fu Giuseppe Altobello, un naturalista molisano che studiò la fauna del Molise e dell'Abruzzo, nel 1921. Questa sottospecie unica al mondo è oggi ridotta a una popolazione estremamente fragile, stimata in appena 50-60 individui, distribuiti in poche aree dell’Appennino centrale.
«Nonostante l'orso bruno sia protetto in Italia dal 1939, il bracconaggio – spiega la Iucn – rappresenta tuttora una grave minaccia per la specie. La persecuzione che l’uomo esercita sull'orso è legata principalmente ai danni che esso causa ad alcune attività quali la pastorizia e l'apicoltura. Questo comportamento predatorio è all’origine dell’intensa persecuzione che ha determinato la scomparsa della specie da buona parte d'Italia. I problemi di conservazione sono legati però anche alla progressiva riduzione e frammentazione degli habitat forestali che hanno determinato l'attuale isolamento delle popolazioni residue, ora minacciate da fattori demografici e genetici».








