La ricerca sulla conservazione dell’orso bruno marsicano (Ursus arctos marsicanus), sottospecie presente per lo più nel Parco nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise (Pnalm) con una popolazione esigua, si arricchisce grazie all’analisi del suo patrimonio biologico, che consente di stimare con la massima precisione possibile la dimensione della popolazione di uno dei mammiferi più rari d’Europa.

Si è appena conclusa la prima fase della campagna di monitoraggio genetico realizzata dal Ministero dell’Ambiente e della sicurezza energetica (Mase), coordinata scientificamente dall’Istituto superiore per la ricerca ambientale (Ispra) e dall’Istituto di Ecologia applicata (Iea), un progetto finanziato dalla misura Digitalizzazione dei parchi nazionali e delle aree marine protette del Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr).

Le analisi genetiche sulla popolazione di questi preziosi plantigradi permettono oggi stime più accurate rispetto ai metodi tradizionali (fototrappole, osservazioni dirette), un passo essenziale in vista di un piano di conservazione efficace.

Com’è stato eseguito il monitoraggio genetico

In questa prima fase, gli operatori hanno installato oltre 400 “trappole olfattive” non invasive in un’area che comprende il Pnalm e le zone periferiche d’espansione (Parco Nazionale della Maiella, massiccio del Sirente-Velino, quello dei Simbruini-Ernici e monti del Cicolano). Esche odorose sono state sistemate su alberi che gli orsi utilizzano per grattarsi (grattatoi) e intorno ai ramneti, ambienti in cui trovano frutti con cui alimentarsi.