«È un termine che va cancellato, bandito… ». Quale termine è venuto il momento di cancellare? Forse negro? Forse frocio? Forse cazzo? Ma no, questi son termini che usati con un po’ di cautela non si possono negare a nessuno. Non leggo nella mente ma oso immaginare che il neoministro del turismo almeno in privato la pensi così; no quello di cui il signor Gianmarco Mazzi condanna non solo la pronuncia ma anche il pensiero è un altro, perniciosissimo per l’economia del Paese, capace di riportarlo alla miseria dei tempi bui. Overtourism. Parlare di overtourism, spargerne la voce in giro getta un’ombra sinistra sul Bel Paese, ne deteriora l’immagine, spaventa i clienti di tutto il mondo, è di fatto un attentato mortale al Pil nazionale. Quando diciamo che il turismo è il nostro petrolio, parliamo seriamente, e letteralmente. È un’attività estrattiva, e come tale va condotta con lo stesso sistema e gli stessi obiettivi di estrazione del petrolio, o dell’oro, o del coltan, il massimo profitto. I danni collaterali all’ambiente, che sia l’ambiente naturale o sociale, sono appunto collaterali, irrilevanti al fine del profitto; consumato un giacimento se ne trova un altro e si riparte. Cosa sia il sovraffollamento turistico i liguri lo toccano con mano in ogni più recondito giacimento della regione. Le Cinque Terre sono un esempio capitale di come nel corso di un paio di generazioni si possa deteriorare fino alla consunzione un ambiente che si è regolato per secoli con un esercizio alchemico dell’equilibrio tra lavoro umano e natura spettacolare ma non certo benigna. Per consentire alle over masse di turisti di farsi un selfie nella Via dell’Amore, a pagamento naturalmente, perché si tratterà pure di patrimonio dell’umanità, e per questa ragione finalmente conosciuta dal mondo intero, ma il profitto del patrimonio non viene incassato dall’umanità, quell’antica via di lavoro conservata dal lavoro quotidiano dei contadini, è stata trasformata in una patetica quinta disneyana. Ma chi se ne frega, quello che conta è che una generazione si è arricchita esentasse. Ora non più tanto e nemmeno spudoratamente, visto che le masse turistiche avanzano brandendo carte di credito per pagamenti rintracciabili. Cosa ne hanno fatto di quella ricchezza le comunità che ne hanno goduto? Sarebbe interessante fare una ricerca al riguardo; forse che le comunità sono ora più produttive e feconde? Forse che sia stata messa al mondo una nuova generazione più istruita, più cosciente, più responsabile? O forse una generazione che parassita la ricchezza accumulata? Certo il turismo di massa ha prodotto molta occupazione, ma che di che tipo? Forse che ai giovani liguri mandi in visibilio la prospettiva di fare i camerieri, gli sguatteri, gli aiuto cuochi, gli addetti alle pulizie, ai cambi di lenzuola, i fornai di focaccia surgelata? E con quali salari se non nella generalità a dir poco disdicevoli, con contratti facilmente contraffabili? È questo lo sviluppo a cui anelare? Il turismo porta ricchezza, certo, ma a chi, e a quanti? I giovani liguri tagliano la corda appena possono, rimangono gli immigrati, meglio se clandestini, ricattabili e intercambiabili a piacere. e vogliamo parlare delle città? Di come il super turismo ne abbia fatto dei luoghi inabitabili per i residenti, spinti nelle periferie, privati dei luoghi di socialità, città dove il principio del massimo profitto ricavabile dall’attività turistica mette a pagamento anche la sola possibilità di sedersi un attimo da qualche parte negli spazi che appartengono alla comunità senza dover pagare qualcosa a qualcuno. Ma queste sono tutte cose che sappiamo e da tempo. E lo sa anche il ministro, ma lui non è lì per servire il Paese ma solo le compagnie estrattive del petrolio d’Italia.
Brutta parola o brutto fenomeno, il nodo dell’overtourism
«È un termine che va cancellato, bandito… ». Quale termine è venuto il momento di cancellare? Forse negro? Forse frocio? Forse cazzo? Ma no, questi son termini che usati con un po’ di cautela non si possono negare a nessuno. Non leggo nella mente ma oso immaginare che il neoministro del turismo almeno in privato la pensi così; no quello di cui il signor Gianmarco Mazzi condanna non solo la pronuncia ma anche il pensiero è un altro, perniciosissimo per l’economia del Paese, capace di riportarlo alla miseria dei tempi bui. Overtourism. Parlare di overtourism, spargerne la voce in giro getta un’ombra sinistra sul Bel Paese, ne deteriora l’immagine, spaventa i clienti di tutto il mondo, è di fatto un attentato mortale al Pil nazionale. Quando diciamo che il turismo è il nostro petrolio, parliamo seriamente, e letteralmente. È un’attività estrattiva, e come tale va condotta con lo stesso sistema e gli stessi obiettivi di estrazione del petrolio, o dell’oro, o del coltan, il massimo profitto. I danni collaterali all’ambiente, che sia l’ambiente naturale o sociale, sono appunto collaterali, irrilevanti al fine del profitto; consumato un giacimento se ne trova un altro e si riparte. Cosa sia il sovraffollamento turistico i liguri lo toccano con mano in ogni più recondito giacimento della regione. Le Cinque Terre sono un esempio capitale di come nel corso di un paio di generazioni si possa deteriorare fino alla consunzione un ambiente che si è regolato per secoli con un esercizio alchemico dell’equilibrio tra lavoro umano e natura spettacolare ma non certo benigna. Per consentire alle over masse di turisti di farsi un selfie nella Via dell’Amore, a pagamento naturalmente, perché si tratterà pure di patrimonio dell’umanità, e per questa ragione finalmente conosciuta dal mondo intero, ma il profitto del patrimonio non viene incassato dall’umanità, quell’antica via di lavoro conservata dal lavoro quotidiano dei contadini, è stata trasformata in una patetica quinta disneyana. Ma chi se ne frega, quello che conta è che una generazione si è arricchita esentasse. Ora non più tanto e nemmeno spudoratamente, visto che le masse turistiche avanzano brandendo carte di credito per pagamenti rintracciabili. Cosa ne hanno fatto di quella ricchezza le comunità che ne hanno goduto? Sarebbe interessante fare una ricerca al riguardo; forse che le comunità sono ora più produttive e feconde? Forse che sia stata messa al mondo una nuova generazione più istruita, più cosciente, più responsabile? O forse una generazione che parassita la ricchezza accumulata? Certo il turismo di massa ha prodotto molta occupazione, ma che di che tipo? Forse che ai giovani liguri mandi in visibilio la prospettiva di fare i camerieri, gli sguatteri, gli aiuto cuochi, gli addetti alle pulizie, ai cambi di lenzuola, i fornai di focaccia surgelata? E con quali salari se non nella generalità a dir poco disdicevoli, con contratti facilmente contraffabili? È questo lo sviluppo a cui anelare? Il turismo porta ricchezza, certo, ma a chi, e a quanti? I giovani liguri tagliano la corda appena possono, rimangono gli immigrati, meglio se clandestini, ricattabili e intercambiabili a piacere. e vogliamo parlare delle città? Di come il super turismo ne abbia fatto dei luoghi inabitabili per i residenti, spinti nelle periferie, privati dei luoghi di socialità, città dove il principio del massimo profitto ricavabile dall’attività turistica mette a pagamento anche la sola possibilità di sedersi un attimo da qualche parte negli spazi che appartengono alla comunità senza dover pagare qualcosa a qualcuno. Ma queste sono tutte cose che sappiamo e da tempo. E lo sa anche il ministro, ma lui non è lì per servire il Paese ma solo le compagnie estrattive del petrolio d’Italia.







