i testi non riconosciuti nel canone17 maggio 2026 • 08:00L’aggettivo greco apókryphos vuol dire “nascosto”, ma proprio la sua applicazione ai testi rimasti fuori dal canone biblico ha provocato uno slittamento, per cui nel linguaggio corrente è divenuto sinonimo di “falso”. Guardati per secoli con diffidenza e sospetto, tutti gli apocrifi hanno avuto una popolarità mai tramontata, con un’influenza immensaRaccolta di libri molto diversi tra loro al punto da costituire una vera piccola biblioteca, la Bibbia degli ebrei e dei cristiani ha dato vita, nel corso di una decina di secoli, a una costellazione di testi paralleli; in altre parole, a un’altra Bibbia, che però non è stata «scritta da Dio». Con questo titolo a effetto nel 1992 veniva presentata da Piemme un’antologia degli apocrifi ebraici e cristiani, curata in Germania da Erich Weidinger e in Italia da Elio Jucci. L’aggettivo greco apókryphPer continuare a leggere questo articoloSei già abbonato?Giovanni Maria VianstoricoStorico e giornalista, già ordinario di filologia patristica all’università di Roma La Sapienza e autore dell’Istituto della Enciclopedia Italiana, è direttore emerito dell'Osservatore Romano, che ha guidato dal 2007 al 2018. Tra i suoi libri più recenti: I libri di Dio (2020, tradotto in francese e in spagnolo), L’ultimo papa (2024, tradotto in francese e in spagnolo), La scommessa di Costantino (2025, con Gian Guido Vecchi) e Le vie delle Bibbie (2026) - foto Guillermo Simón-Castellví