Il Nuovo Testamento è un libro di enorme rilievo, mai letto da coloro che lo venerano se non in minima parte. Ma dopotutto questo è un destino che riguarda tanti testi importanti che diventano un simbolo e un punto di riferimento al di là del contenuto. Già dal titolo di quest’opera – tramandato anche nella tradizione manoscritta – potremmo ricavare un elemento interessante: perché «nuovo»?
La tradizione cristiana, che si è espressa in greco sin dalle origini, ingloba come proprio antefatto la religione ebraica, il cui testo fondamentale è il Pentateuco, cioè i primi cinque libri dell’Antico Testamento. Gli ebrei sono comprensibilmente infastiditi dall’idea di «antico» e «nuovo» che sembra alludere ad un progresso rispetto a una fase precedente e più arretrata. Si tratta di una questione terminologica e non solo, perché allude al difficile rapporto tra due grandi monoteismi al tempo stesso connessi e distinti per tanti motivi.






