Che cos’è la Bibbia? Pare una domanda semplice, ma non lo è. Ci si dimentica che la Bibbia non è “un libro”, ma una raccolta di volumi, dai formati diversi e materiali ormai desueti, in forma di rotoli o di grandi tomi, nati durante un tempo millenario. Ora, lo storico e giornalista Giovanni Maria Vian, allievo dell’indimenticabile classicista Manlio Simone t t i (1926-2017), oggi tra i massimi studiosi del giudaismo e del cristianesimo, ordinario di filologia patristica presso l’Università La Sapienza di Roma, propone nel volume Le vie delle Bibbie (Il Mulino, pp. 240, Euro 16) una storia inesauribile e affascinate.
Innanzitutto, non è “un libro” e non è nata in Europa la Bibbia. Il suo nome - dal termine greco Biblia, “libri” - indica che si tratta di una raccolta di testi, di fatto una biblioteca. Scritti da autori diversi in generi letterari diversi, i testi sono stati scritti in tre lingue: ebraico, aramaico, greco. Forse, si potrebbe collocare la loro nascita nelle terre comprese tra l’antica Babilonia a oriente e Roma a occidente. In molti libri domina il racconto, in altri raccolte di leggi, in altri la preghiera e a volte testi sapienziali o lettere dirette a comunità credenti e, infine, rivelazioni riguardanti la fine del mondo, l’Apocalisse. Questi libri sono stati radunati da credenti aventi la fede nel Dio Uno, diventando per gli Ebrei una libro-Scrittura e per i Cristiani la Bibbia. Quest’ultimi hanno aggiunto una raccolta di libri: «Nuovo Testamento». Giovanni Maria Vian, in maniera precisa, sostenuto da una scrittura brillante, ci accompagna in un viaggio indimenticabile tra la raccolta di pezzi unici, attraverso “vie” che avrebbero deliziato Eco e Borges e che fanno sprofondare chi scrive in un andito buio perla sua ignoranza, limitata alla conoscenza di Bibbie “illustrate”, come quella ammirata tanto tempo fa, da vero flâneur mediterraneo, a Napoli; un manoscritto del 1360, decorato, contenente il testo latino della Vulgata e, in appendice, il Salterio e il glossario con l’interpretazione dei nomi ebraici.






