È consuetudine ricordare giustamente Giovanni Boccaccio per il Decameron, opera magnifica con “dignità del libro da banco scolastico-universitario”, ma non l’unica prodotta da questo poliedrico innovatore della scrittura letteraria, impegnato anche come editore, filologo, biografo, geografo, agiografo, polemista, mitografo, teorico della letteratura, grafico e, a suo modo, filosofo. Con Boccaccio (Carocci, €27,00, pp. 287) Lucia Battaglia Ricci, fra le maggiori interpreti dell’opera del Certaldese, ci consegna una rinnovata edizione della biografia dello scrittore che, rispetto a quella del 2000, è qui arricchita di dati archivistici mai usati e dei più recenti affondi critici. Siamo di fronte a una larga rimeditazione dell’opera del toscano e al rapporto con Dante, di cui fu “allievo”, biografo, editore e commentatore delle prime diciassette cantiche dell’Inferno. Il trattatello in laude di Dante, tra verità e mito, può essere apprezzata come la prima vera biografia, raccogliendo testimonianze e notizie direttamente da chi l’aveva conosciuto.
Oltre al culto di Dante, “prima guida e primo lume” dei suoi studi, l’altra figura entrata nella vita di Boccaccio, è quella di Petrarca, di cui fu il più grande tra gli amici e discepoli. Divisi nel corpo ma non nell’animo, scriverà Petrarca. Oltre alle centoquattro biografie di celebri donne, Boccaccio orienta il suo talento agiografico verso una nuova stirpe di eroi: «Non più guerrieri o uomini d’azione o santi... ma letterati maestri di coscienze e correttori di costumi personali e sociali».







