L’Europa vuole l’economia circolare. Ma legislatori e giudici continuano a pensare in modo lineare. L'articolo di Stefano Palmisano, avvocato esperto di diritto ambientale

Negli ultimi anni l’economia circolare è stata raccontata soprattutto come una politica ambientale. Ridurre i rifiuti, aumentare il riciclo, contenere le emissioni, limitare il consumo di risorse. Tutto corretto, naturalmente. Ma oggi questa lettura non basta più.

La Conferenza nazionale sull’economia circolare 2026 ha avuto almeno il merito di dirlo apertamente: la circolarità è ormai una questione di sicurezza economica, resilienza industriale e autonomia strategica.

Ed è difficile darle torto.

L’Italia continua a presentare buoni indicatori di circolarità: elevata produttività delle risorse, utilizzo efficiente dei materiali, buoni livelli di riciclo, leadership europea nel tasso di utilizzo circolare della materia. E tuttavia resta il Paese più dipendente dalle importazioni di materiali tra le grandi economie europee: il 46,6% delle materie prime trasformate proviene dall’estero.