R.M.
15 maggio 2026 20:22
Quasi 11 milioni di euro per costruire un luogo che non sarà soltanto una struttura sanitaria, ma una casa di cura, accompagnamento e vita per bambini, ragazzi e famiglie. Il nuovo Hospice Pediatrico dell’Azienda Ospedale Università Padova sorgerà in via Falloppio, dove oggi si trovano alcuni uffici amministrativi dell’Azienda. La posa della prima pietra è prevista dopo l’estate, mentre la conclusione dei lavori è stimata tra un anno e mezzo e due anni.L’intervento ha un valore complessivo di 10.970.000 euro: 8.996.500 euro arrivano da finanziamento statale, 973.500 euro dalla Regione Veneto e 1 milione di euro dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo. L’Azienda ha già completato l’acquisizione delle offerte per la realizzazione dell’edificio e per la direzione lavori con coordinamento della sicurezza. L’aggiudicazione è prevista entro il 30 luglio 2026. La nuova struttura avrà una superficie lorda complessiva di 3.095 metri quadrati, con 730 metri quadrati di area esterna, 12 posti letto singoli con angolo cottura, spazi per le famiglie, aree diurne, ambulatori e locali dedicati al supporto dei genitori e degli operatori. Al piano terra troveranno posto hall d’ingresso, palestra, sala spiritualità, camera dolenti e spazi tecnici. Al primo piano sono previsti reception, cucina per le famiglie, sala multimediale, ambulatorio e due stanze di degenza. Al secondo e terzo piano ci saranno cinque stanze di degenza per livello, aree relax, ambulatori e stanze per i colloqui.«Quest’opera costerà quasi 11 milioni di euro e ringrazio la Fondazione Cariparo, lo Stato e la Regione per il contributo significativo - spiega il direttore generale dell’Azienda Ospedale Università Padova, Paolo Fortuna -. L’Hospice Pediatrico di Padova non è un servizio solo cittadino, ma un punto di riferimento per tutto il Veneto. Qui si concentrano competenze e saperi necessari ad accompagnare bambini, ragazzi e famiglie in fasi molto delicate della malattia, con alta intensità assistenziale ma sempre dentro un contesto il più possibile familiare».Fortuna ha sottolineato anche la complessità umana e professionale richiesta dalle cure palliative pediatriche, un ambito in cui la relazione con il bambino cambia profondamente a seconda dell’età, della storia familiare, della cultura e del vissuto di ciascuno. «Accompagnare un bambino e la sua famiglia significa avere grande competenza, capacità di ascolto e rispetto - continua Fortuna -. Il rapporto con la malattia, con la vita e con la morte cambia a seconda dell’età: è diverso per un bambino piccolo, per uno di cinque anni, per uno di dieci o per un adolescente. Bisogna saper adattare il linguaggio, il pensiero e la cura alle necessità del paziente e della famiglia, tenendo conto anche di culture e sensibilità diverse. Questa è l’anima degli operatori che lavorano nell’Hospice».Quella padovana è una storia nata molto prima del nuovo edificio. Nel 1982 a Padova venne organizzato il primo Centro italiano di Terapia del Dolore Pediatrico. Nel 2003 fu istituito il Centro regionale di Terapia antalgica e Cure palliative pediatriche presso l’Azienda Ospedale Università Padova. Nel 2005 furono ultimati i lavori della “Casa del Bambino”, inaugurata ufficialmente nel 2007, con l’avvio dell’attività in Hospice nel 2008. Padova è stata il primo modello italiano, oggi parte di una rete nazionale in crescita. A guidare la Uoc Hospice Pediatrico è la professoressa Franca Benini. Il servizio prende in carico quotidianamente circa 350 bambini, registra oltre 300 ricoveri all’anno, più di 15mila chiamate telefoniche di reperibilità, 200 visite ambulatoriali, 265 consulenze e oltre 4mila attività di sedoanalgesia. La rete è attiva 24 ore su 24, sette giorni su sette, per famiglie e operatori di tutto il Veneto. I risultati raggiunti negli anni sono importanti. I ricoveri si sono ridotti da 9,7 all’anno nel 2002 a 3 nel 2025, le giornate in terapia intensiva sono passate da 19 a 5, la frequenza scolastica è possibile nel 73% dei casi e il 64% delle madri riesce a riprendere lavoro o studio. Nell’85% delle situazioni, il luogo della morte rispetta il desiderio espresso da bambini, ragazzi e famiglie.«La nostra storia nasce a Padova, dagli inizi degli anni Ottanta, quando si cominciò a parlare di terapia del dolore pediatrica in un periodo in cui questi temi erano quasi assenti - spiega la professoressa Benini -. Dal dolore siamo arrivati presto alla sofferenza, e da lì alla necessità di costruire un percorso dedicato ai bambini con malattie inguaribili. Le cure palliative pediatriche non sono la cura della morte, ma la cura della qualità della vita dei bambini che non potranno guarire. Il nostro obiettivo è permettere loro di vivere e crescere nei luoghi in cui vivono normalmente, prima di tutto la casa».Il modello veneto si fonda infatti su una rete che mette al centro il domicilio, ma che può contare sull’Hospice nei momenti in cui serve una risposta assistenziale più intensa. Non un reparto tradizionale, dunque, ma uno spazio in cui la cura clinica si intreccia con il sostegno psicologico, familiare, bioetico, spirituale e organizzativo. «Il nostro lavoro è per il 90% a domicilio e coinvolge ospedali, Ulss e distretti di tutto il Veneto - sottoliena Benini -. L’Hospice ha qualcosa della casa, ma è anche una struttura ad alta intensità assistenziale, perché molti bambini dipendono da macchine. Accanto alla parte clinica ci sono il supporto psicologico, familiare, bioetico, spirituale e organizzativo. La cura non è più definita solo dalla patologia o dall’età, ma dai problemi che quella patologia determina nel bambino e nella sua famiglia. Non è un regalo che facciamo: è il riconoscimento di un diritto alla cura anche quando non c’è più possibilità di guarigione».Il progetto del nuovo Hospice si inserisce anche nella quinta edizione del Giro d’Italia delle Cure Palliative Pediatriche, manifestazione nazionale di sensibilizzazione in programma da domani, 16 maggio, al 14 giugno Il tema scelto quest’anno è “La comunità curante”. La tappa padovana sarà il 14 giugno con “La Pedalata della Vita”, iniziativa aperta a tutti e promossa insieme alle associazioni che collaborano con l’Hospice Pediatrico. «Le cure palliative pediatriche sono uno degli strumenti più importanti di umanizzazione della medicina - spiega il dottor Antuan Divisic, della Fondazione Maruzza e dell’Hospice Pediatrico dell’Azienda -. Dobbiamo ricordarci che siamo persone che curano altre persone. Il Giro d’Italia nasce proprio per far capire alla comunità che cosa siano queste cure e perché siano necessarie. Negli anni le iniziative sono cresciute molto: dalle prime manifestazioni siamo arrivati a circa 80 appuntamenti in tutta Italia. Padova ha fatto la storia, con il primo Hospice Pediatrico e la prima rete, ma oggi serve continuare a costruire cultura e comunità attorno a questi bambini e alle loro famiglie».Fondamentale anche il ruolo del terzo settore. Tra le realtà impegnate c’è la Fondazione La Miglior Vita Possibile, presieduta da Giuseppe Zaccaria, che ha sostenuto il progetto del nuovo Hospice e guarda già al passo successivo: la formazione di famiglie, operatori e comunità. «La Fondazione è nata con una duplice missione - afferma Zaccaria -. La prima è sensibilizzare sulle cure palliative pediatriche, una grande battaglia culturale: quando abbiamo cominciato, parlarne significava ancora evocare l’anticamera della morte. Oggi non è più così, perché abbiamo puntato sul messaggio della vita, cioè sul diritto di questi bambini, ragazzi e famiglie a vivere ogni giorno la miglior vita possibile. La seconda missione è sostenere l’Hospice Pediatrico di Padova e il Centro regionale. Abbiamo donato il progetto del nuovo Hospice all’Azienda e alla Regione, ma guardiamo già avanti, alla formazione delle famiglie, degli operatori e della comunità. La Pedalata della Vita del 14 giugno sarà un momento di festa, sport e solidarietà, aperto a tutti. Senza l’alleanza tra pubblico, privato sociale e comunità non si va da nessuna parte».











