Pavia. «Scrupolosa, generosa, seria e altruista: una vera donna di scienza»: così amici e pazienti ricordano Lara Villano, 46 anni, medico di base di Pavia mancata mercoledì scorso dopo una lunga malattia. Dottoressa al Vallone (aveva lo studio in via Fasolo 118) lascia, oltre ai genitori e alla sorella, anche il marito Antonio e un figlio di 11 anni. Chi volesse esprimere il suo cordoglio alla famiglia può farlo ancora entro le 16.30 del 15 maggio alla casa funeraria Bbm di via Ciapessoni 21. Dopodichè verrà portata al cimitero di Pavia. Niente fiori: in sua memoria è stata aperta una raccolta fondi su sito dell’Airc, l’Associazione italiana per la ricerca sul cancro. La carriera Nata a Pagani (Salerno), viveva a Pavia dai primi anni duemila: si era trasferita per studiare medicina all’Università, e si era poi specializzata prima in medicina di base e, successivamente, in odontoiatria. Dopo un periodo da ricercatrice in oncologia al San Matteo (con il professor Gobbi) e tante guardie mediche, aveva iniziato a esercitare come medico condotto ad Alagna nel 2013 per poi spostarsi l’anno successivo a Pavia città. Il ricordo «Lara era generosa in tutti i sensi - racconta una sua cara amica - e aveva il dono di saper creare connessioni tra le persone. Non solo le radunava attorno a sé, ma riusciva a metterle in contatto tra di loro. Le invitava per un caffè, organizzava una cena, e riusciva sempre a intuire quali incontri si sarebbero trasformati in legami duraturi. Aveva molto saldo il valore dell’amicizia, e altrettanto quello della famiglia. Per entrambe aveva grande dedizione, le coltivava con ammirevole cura». In questi giorni di lutto, tanti pazienti hanno fatto visita in via Ciapessoni per esprimere le proprie condoglianze. «Era un ottimo medico - dicono - seria, competente, scrupolosa, ma anche umana. Si spendeva tanto per gli altri, e non possiamo che ricordarla con affetto». «Aveva una grande etica del lavoro - dicono ancora gli amici - e studiava moltissimo per mantenersi sempre aggiornata. Persino la malattia l’aveva affrontata con approccio accademico, informandosi sulle ultime terapie sperimentali e sottoponendosi alle cure con coraggio e fiducia. Lei era così: non era solo un medico, era un’autentica donna di scienza».