PAVIA. Invasivi, onnipresenti, apparentemente irrinunciabili. Smartphone e social sembrano ormai entrati in maniera imprescindibile nelle nostre vite e, di riflesso, in quelle dei nostri figli. Ma che effetto hanno su bambini e ragazzi? In che modo li stanno cambiando? Di questo si parla sabato 16 maggio alle 9.45 nell'aula 7 dell'Università di Pavia all’incontro "Serve un intero villaggio", promosso da "Patti digitali" e "Patti digitali pavesi" insieme al Comune di Pavia,nell'ambito dell'evento "Città del futuro – il domani che sogniamo". Ci saranno Marco Gui, direttore del Centro di ricerca benessere digitale dell'università Bicocca di Milano e presidente della Fondazione Patti Digitali Ets; la pediatra Marina Picca, presidente della Società Italiana delle Cure Primarie Pediatriche - Lombardia; Marco Moraca, musicista e psicologo, direttore di Ce.co.psy Centro Consulenza psicologica di Pavia e autore di "Risolversi per risolvere"; Alfredo Morresi, sviluppatore e community leader in Google, firmatario dei Patti Digitali Pavesi e autore di una guida pratica sui Parental Control che metterà a disposizione di tutti gli interessati e Sara Galeone dei Patti digitali pavesi. L'ingresso è gratuito, l'iscrizione obbligatoria a questo link: https://forms.gle/bL2wPKZ58ocE4NLf9. Pavia città del futuro è una giornata di eventi, laboratori e mostre aperte a tutti e gratuite nei cortili dell'università. Dalle 10 alle 12.30 e dalle 14 alle 18 nei cortili dell'ateneo mostre, associazioni e si potranno provare sport come canottaggio, calcio, basket, pallavolo, tennis, yoga e subbuteo tra le altre cose, ci sarà il Coderdojo, corsi di programmazione per bimbi. Pavia città del futuro è organizzata da Un Amico nel Cuore, Kiwanis Visconteo Pavia, Aiutiamoci Il Sole ODV per ricordare Ezio Gandolfi. Clicca qui per il programma Marco Gui, presidente del Centro di Ricerca Benessere Digitale dell'Università Bicocca di Milano e presidente della neonata Fondazione Patti Digitali Ets studia l'impatto sociale delle tecnologie, con particolare attenzione a disuguaglianze, performance scolastiche e uso dei media tra i giovani. Si va peggio a scuola La prima riguarda le capacità di apprendimento. «Se fino a qualche anno fa non si disponeva di dati in merito alle conseguenze che l'utilizzo assiduo del digitale ha sui ragazzi e soprattutto sul loro andamento scolastico – spiega Gui, che ha appena pubblicato il volume "Un patto sociale per l'educazione digitale" (Mondadori Università 2026) - adesso la situazione è cambiata. Negli ultimi due anni l'Invalsi (Istituto nazionale per la valutazione del sistema educativo di istruzione e di formazione, ndr) ha chiesto a un campione di studenti quando ha iniziato a relazionarsi con il mondo digitale, e ha analizzato le risposte. Cosa se ne evince? Che la relazione è molto negativa. Come evidenziato dallo studio "Eyes Up", prima si iniziano a utilizzare e peggio si va sia in italiano che in matematica: lo studio dimostra infatti che gli studenti che aprono un profilo già in prima media (sono circa il 30%) ottengono risultati peggiori a fine ciclo rispetto a chi aspetta i 14 anni, il limite fissato dalla legge e consigliato dagli psicologi». Il fenomeno dell'accesso precoce, dice sempre lo studio, è più diffuso tra i figli di migranti e di famiglie meno istruite, e ciò suggerisce che questo comportamento amplifichi le disuguaglianze. L'effetto negativo dell'accesso precoce è trasversale, ma fa eccezione il sesso degli studenti: i maschi sembrano soffrire maggiormente le conseguenze dell'accesso anticipato rispetto alle femmine, che ne risentono in maniera minore».