Di fronte all’ennesima scia di sangue che colpisce i lavoratori, la politica e le istituzioni non possono più trincerarsi dietro la retorica del caso. Il consigliere regionale e segretario questore, Ferdinando Laghi, interviene per smontare la narrazione che riduce gli incidenti a semplici fatalità, analizzando i tragici dati dell’ultimo periodo.“Dal Primo Maggio a oggi, in appena dieci giorni, quattro persone sono morte mentre lavoravano. Quattro vite spezzate. E ogni volta, in molti parlano di fatalità, di destino, di tragica coincidenza. Ma qui il destino c’entra poco. Dietro queste morti ci sono controlli carenti o del tutto assenti, sicurezza trascurata, risorse insufficienti e scelte politiche che da anni non affrontano il problema con la necessaria determinazione e il dovuto impegno”, ha dichiarato fermamente l’esponente politico.

I numeri della carenza organica nazionale

Il problema, secondo l’analisi di Laghi, affonda le radici in un deficit strutturale di personale ispettivo che rende i posti di lavoro dei territori privi di una reale vigilanza preventiva.“Da medico e da consigliere regionale sento il dovere di dire le cose come stanno. Quella che viviamo è una strage quotidiana, silenziosa, che non può più essere tollerata. I numeri, del resto, raccontano una situazione evidente”, ha spiegato il consigliere, portando a supporto i dati delle ultime rilevazioni statistiche.“Secondo le stime dell’Ispettorato Nazionale del Lavoro e le analisi del Sole 24 Ore, in… Italia mancano migliaia di ispettori e tecnici della prevenzione: tra 3.600 e 5.900 unità rispetto al fabbisogno reale. Solo per i controlli amministrativi e tecnici la carenza supera le 2.600 persone. Un vuoto enorme, che rende impossibile garantire verifiche adeguate nei luoghi di lavoro”.