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La Corte d’Appello di Reggio Calabria, presieduta dal dott. Antonio Scortecci, ha depositato nei giorni scorsi una corposa ordinanza che segna un passaggio decisivo nella complessa vicenda giudiziaria che riguarda Carmelo Ielo, 66 anni, originario di Staiti, figura storicamente collocata dagli inquirenti nell’orbita della consorteria di ‘ndrangheta dei Morabito di Africo.
L’ordinanza accoglie una parte sostanziale dell’istanza presentata dagli avvocati Rosario Scarfò, Giacomo Iaria e Antonia Giovanna Modaffari, volta a ottenere il riconoscimento del vincolo della continuazione tra numerose condanne riportate da Ielo nell’arco di quarant’anni, tra procedimenti per vari reati.
Secondo gli avvocati, tutte le condotte contestate sarebbero espressione di un unico disegno criminoso, sviluppatosi in continuità. La difesa aveva evidenziato un contesto unitario di operatività “spalmato” tra le città di Messina, Milano, Torino e altri centri della Locride.
La Corte d’Appello reggina, dopo il rinvio della Corte di Cassazione, ha accolto la parte dell’impianto difensivo relativo alla continuazione tra tre procedimenti per narcotraffico, definititi a Torino-Moncalieri, a Milano (processo “Dionisio”) e Reggio Calabria (processo “Revolution”). Per questi tre episodi, i giudici hanno ravvisato: l’omogeneità delle condotte, la prossimità temporale, la contiguità territoriale e i soggetti ricorrenti. La pena complessiva è stata quindi rideterminata in 16 anni di reclusione.









