Per paradossale che sembri, se c’è un’iniziativa che manifesta la crisi del diritto internazionale è quella del Consiglio d’Europa di creare un tribunale speciale contro la Russia. La decisione è stata appena formalizzata con l’accordo di trentasei su quarantasei Paesi membri, tra cui l’Italia. L’Unione europea ha dichiarato di volersi aggiungere, finanziando le spese del tribunale, che avrà sede a L’Aia. L’iniziativa indebolisce due volte il diritto internazionale e sminuisce l’elemento più importante delle relazioni internazionali, la politica. Esistono già due tribunali per violazione del diritto internazionale e per gravi crimini di guerra o contro l’umanità, la Corte internazionale di giustizia e la Corte penale internazionale, entrambe con sede proprio a L’Aia. Sono tribunali ordinari, nel senso che esistono in via stabile e precostituita rispetto ai fatti che possono essere chiamati a giudicare. La decisione di ieri è un’ammissione che non bastano. In particolare, il problema della Corte internazionale di giustizia è che giudica controversie tra Stati – e infatti ve ne è uno in corso tra Ucraina e Russia. Il problema della Corte penale internazionale è che, per il crimine di aggressione, può procedere solo se gli Stati coinvolti nel crimine siano membri della Corte. E la Russia non lo è. Entrambe le Corti sono già state invocate per giudicare rispettivamente Putin per deportazione di minori ucraini (reato per il quale nel 2023 la Cpi ha emesso a suo carico un mandato di arresto per crimini di guerra) e la Russia per violazione della Convenzione sul genocidio (reato per il quale l’Ucraina ha denunciato la Russia fin dall’inizio del conflitto). Questa terza iniziativa di giurisdizionalizzazione del conflitto nasce per aumentare la pressione sulla Russia, ma mostra al tempo stesso la debolezza intrinseca di questi processi, visto che i due già avviati non hanno dissuaso il presidente russo dal proseguire la guerra.
Putin, la Norimberga che mina il diritto
Per paradossale che sembri, se c’è un’iniziativa che manifesta la crisi del diritto internazionale è quella del Consiglio d’Europa di creare un tribunale speciale contro la Russia. La decisione è stata appena formalizzata con l’accordo di trentasei su quarantasei Paesi membri, tra cui l’Italia. L’Unione europea ha dichiarato di volersi aggiungere, finanziando le spese del tribunale, che avrà sede a L’Aia. L’iniziativa indebolisce due volte il diritto internazionale e sminuisce l’elemento più importante delle relazioni internazionali, la politica. Esistono già due tribunali per violazione del diritto internazionale e per gravi crimini di guerra o contro l’umanità, la Corte internazionale di giustizia e la Corte penale internazionale, entrambe con sede proprio a L’Aia. Sono tribunali ordinari, nel senso che esistono in via stabile e precostituita rispetto ai fatti che possono essere chiamati a giudicare. La decisione di ieri è un’ammissione che non bastano. In particolare, il problema della Corte internazionale di giustizia è che giudica controversie tra Stati – e infatti ve ne è uno in corso tra Ucraina e Russia. Il problema della Corte penale internazionale è che, per il crimine di aggressione, può procedere solo se gli Stati coinvolti nel crimine siano membri della Corte. E la Russia non lo è. Entrambe le Corti sono già state invocate per giudicare rispettivamente Putin per deportazione di minori ucraini (reato per il quale nel 2023 la Cpi ha emesso a suo carico un mandato di arresto per crimini di guerra) e la Russia per violazione della Convenzione sul genocidio (reato per il quale l’Ucraina ha denunciato la Russia fin dall’inizio del conflitto). Questa terza iniziativa di giurisdizionalizzazione del conflitto nasce per aumentare la pressione sulla Russia, ma mostra al tempo stesso la debolezza intrinseca di questi processi, visto che i due già avviati non hanno dissuaso il presidente russo dal proseguire la guerra.













