La Duma russa ha approvato una legge che amplia ulteriormente i poteri del Cremlino nell’utilizzo delle forze armate fuori dai confini nazionali. Il provvedimento, che ora attende soltanto la firma di Vladimir Putin, autorizza formalmente l’autocrate russo a ordinare operazioni militari all’estero per «proteggere cittadini russi» coinvolti in arresti, processi o procedimenti giudiziari avviati da Stati stranieri, tribunali internazionali o organizzazioni di cui Mosca non fa parte.
La legge è passata con 381 voti favorevoli alla Duma, senza voti contrari né astensioni. Secondo il presidente della camera bassa russa, Vyacheslav Volodin, «la giustizia occidentale si è trasformata in una macchina repressiva contro chi non si allinea alle decisioni imposte dai funzionari europei». Per questo, ha sostenuto, «è importante fare tutto il possibile per proteggere i nostri cittadini all’estero».
Il testo rappresenta un ulteriore tassello nella progressiva normalizzazione dell’espansionismo militare russo. Mosca aveva già giustificato l’invasione dell’Ucraina nel 2022 inventando la storia di dover proteggere le popolazioni russofone del Donbas e i «connazionali» discriminati da Kyjiv. Ora quella logica viene trasformata in una cornice giuridica permanente, applicabile potenzialmente ovunque.











