Jannik Sinner ormai cavalca come un provetto surfer l’onda dell’esperienza. Sul campo e fuori, con i colpi e con le parole (o i silenzi). L’altra sera il numero 1 al mondo s’era trovato “in una situazione complicata” - la definizione è sua - perché aveva ceduto a Daniil Medvedev il secondo set e poi “era successo quello che era successo: la pioggia, la sospensione”. In verità, lo stop era stato deciso dalla giudice di sedia quando Jannik stava conducendo per 6-2 5-7 4-2 e Medvedev era al servizio, in vantaggio. Nulla di “complicato”, dunque. Piuttosto, i problemi del più amato dagli italiani sembravano dovuti alla fatica e ai crampi, preceduti da difficoltà di respirazione e da conati di vomito. Poi un intervento del fisioterapista, chiamato da Sinner, aveva suscitato la reazione stizzita del russo, che ne aveva contestato la regolarità.
Quando oggi si torna a giocare sul rettangolo rosso del Centrale per la coda della semifinale interrotta diciannove ore prima dalla pioggia, è l’esperienza a soccorrere Sinner. Daniil prova a recuperare il break di svantaggio, senza riuscirci, perché Jannik si concentra con efficacia sui suoi turni di servizio e sull’opportunità di risparmiare energie: finisce 6-4. Per il secondo anno consecutivo un italiano combatterà per un titolo, per di più alla presenza di Adriano Panatta, che vinse qui nel 1976, e di Sergio Mattarella.










