Trump ha ragione a dire di aver indebolito l’Iran, ma Teheran ha risorse sufficienti per reggere altri sei mesi e fargli perdere le mid-term. Putin occupa un quinto dell’Ucraina, ma è sempre più isolato. Nessuno sembra riuscire a fermare Netanyahu, ma una fetta consistente della popolazione israeliana sta pensando se lasciare il paeseGrande dev’essere la confusione sotto il cielo se la regola aurea della guerra quale risultava ai potenti fino a ieri adesso viene sovvertita dai tre grandi conflitti in corso (russo-ucraino, americano-iraniano, arabo-israeliano). Diceva quella regola che non ci sono regole, se non quelle che il forte infligge al debole secondo la propria convenienza. Non c’è diritto che possa interferire con la volontà di potenza sorretta da una preponderante forza militare. My country first, e conta solo vincePer continuare a leggere questo articoloSei già abbonato?Guido RampoldiScrittore e giornalista. Dal 1987 al 2011 ha seguito tutti i più importanti eventi di politica estera, prima per "La Stampa" e poi per "La Repubblica". Inviato speciale, editorialista e war-correspondent, ha vinto alcuni tra i maggiori premi di giornalismo, tra i quali il Barzini e il Mad David. Laureato in Filosofia, ha pubblicato saggi sullo sterminio come pratica ‘politica’ dal dopoguerra ad oggi (L'innocenza del Male, Laterza 2004) e sull'uso politico degli idrocarburi nel mondo contemporaneo (I giacimenti del potere, Mondadori 2006). Un suo romanzo ambientato in Afghanistan (La mendicante azzurra, Feltrinelli 2008) ha vinto il Premio Bagutta opera prima. Il suo successivo romanzo (L'acrobata funesto, Feltrinelli 2012) è stato letto come una satira del giornalismo corrente.