Una Palma d’oro onorifica a sorpresa. John Travolta proprio non se l’aspettava, ma Thierry Frémaux – il direttore artistico del Festival di Cannes – ha deciso così. Del resto l’accoglienza del divo hollywoodiano più atteso quest’anno sulla Croisette è stata ieri sera degna della sua leggenda: sala gremita con smartphone puntati pronti a immortalare il suo arrivo, le canzoni più note in sottofondo ad accompagnarne l’attesa, la clip omaggio con il best of della sua filmografia. Insomma, l’ex Toni Manero non poteva desiderare altro e oltre. E quel riconoscimento donatogli nella culla del cinema d’autore lo ha commosso “questo vale più di un Oscar” ha annunciato allargando il suo ben noto sorriso.

La sua partecipazione alla kermesse non è stata però in veste di interprete, bensì di regista esordiente. Un piccolo film dal bizzarro titolo (Propeller One-Way Night Coach) è quanto ha sceneggiato e diretto a partire da un racconto scritto di suo pugno. Ambientato nel 1962 vede protagonisti un bimbo di 8 anni e sua madre, un’invisibile attrice già di mezza età a cui è stato promesso “qualcosa a Hollywood”. I due, infatti viaggiano dal New Jersey a Los Angeles con dei voli TWA a tappe: da ciò la parola “coach”, quasi fosse una corriera tra le nuvole. Il piccolo protagonista, dal cui punto di vista tutto è osservato e a cui presta la voce narrante in prima persona lo stesso Travolta, riempie di immaginazione gli incontri fatti sui vari aerei, sognando a occhi aperti un futuro da pilota egli stesso. Con un’iconografia vintage e che richiama precise immagini d’epoca di divi davanti agli aerei, l’operetta di un’ora del 72enne divo del New Jersey ha chiari elementi autobiografici, impreziosita dalla presenza della figlia Ella Bleu Travolta nei panni di una hostess.