Il dibattito si è acceso in uno studio televisivo e poi è esploso online, come accade ogni volta che temi complessi vengono compressi nei tempi stretti della TV. Durante un intervento alla trasmissione Agorà, la psicoterapeuta e scrittrice Stefania Andreoli ha liquidato come "del tutto sbagliata" l'abitudine di alcuni genitori di dire "ti amo" ai figli. "Confonde i ruoli, non permette di distinguere le sfumature dei sentimenti e rischia di far passare il ‘ti voglio bene' come un sentimento di serie b, quando è il numero uno, perché il bene non passa mai", ha affermato la psicologa. Una posizione netta, che non ha mancato di spaccare in due l'opinione pubblica, innescando una cascata di critiche e risposte polemiche. Ma forse è proprio questa assolutezza, più ancora del contenuto, a rappresentare il cuore del problema.
"Sostenere che dire ‘ti amo' confonda le mappature affettive del bambino è un'argomentazione valida, ma che può essere discussa", spiega a Fanpage.it il pedagogista Luca Frusciello. La comunicazione tra esseri umani, dopotutto, non è un semplice elenco di parole, ma un repertorio di segni e atteggiamenti non verbali che, in base al contesto, producono effetti diversi sulla crescita dei piccoli. "Ridurre una relazione affettiva al solo testo del messaggio significa banalizzarla", continua Frusciello. "Se il contorno e il contesto sono coerenti, il bambino non viene confuso da un'espressione verbale. Quella di Andreoli è quindi una valutazione possibile, solida, ma non può essere presentata come una verità scientifica universale". Proprio questo aspetto, passato quasi inosservato nel trambusto dei botta e risposta seguiti alle esternazioni della psicoterapeuta, cela, secondo Frusciello, il vero punto critico della questione. Esprimere pareri con la pretesa dell'infallibilità rischia infatti di alimentare giudizi, aspettative e rigidità educative che fanno sentire i genitori perennemente in difetto"Nella nostra materia, una disciplina fatta di dialogo, non possiamo assumere posizioni dogmatiche", afferma. "La nostra materia non è la Chimica, dove due atomi di idrogeno e uno di ossigeno creano sempre l'acqua. Non esistono formule replicabili, ma contesti, persone e storie. Il bravo professionista è colui che problematizza e contestualizza, non chi crea dogmi".






