Negli ultimi giorni una domanda evidentemente molto sentita ha innescato un dibattito sorprendentemente acceso: è giusto dire ‘ti amo’ ai propri figli? La questione è esplosa a partire da uno stralcio di intervista alla psicoterapeuta Stefania Andreoli, rapidamente rimbalzato sui social e trasformato in terreno di scontro. In poche ore, quel passaggio è stato rilanciato e commentato fino a diventare una sorta di caso mediatico.

Come accade spesso, la conversazione si è polarizzata: da una parte chi rivendica l’importanza di esprimere apertamente i propri sentimenti ai figli, dall’altra chi invita a distinguere tra amore genitoriale e altri tipi di legame affettivo, per evitare ambiguità. A questo si è aggiunto un ulteriore livello di discussione, altrettanto divisivo, legato ai gesti di affetto fisico come il bacio sulla bocca, che per alcuni rientrano nella normalità familiare e per altri risultano decisamente inappropriati. Il risultato è stato un confronto molto acceso, che ha coinvolto addetti ai lavori ma anche genitori, educatori e pubblico più ampio.

Chi con adeguate competenze, chi con nessuna, tutti hanno espresso un parere in merito, eppure, in mezzo a tanto rumore, sembra essersi un po’ perso il punto centrale: esiste una risposta univoca alla domanda se sia corretto o meno dire ‘ti amo’ ai propri bambini? Abbiamo raccolto il punto di vista di due psicologhe di visioni differenti per provare a rimettere al centro la complessità del tema, al di là delle semplificazioni (e delle shitstorm) social.