L’odio dei social è feroce e colpisce in modo spietato. Le colpe dei figli ricadono sui padri. «Si tratta di un fenomeno terribile dei nostri tempi. E si amplifica in una piccola città dove sai che se esci di casa sarai additato, non sarai libero neppure di andare a prendere un caffè». Il professor Paolo Crepet, psichiatra e sociologo, molto attento ai temi legati al disagio delle famiglie, prova a decriptare la tragedia di Anguillara dove allo strazio per un marito che uccide la moglie si è aggiunto quello del suicidio dei genitori dell’uomo che non hanno sopportato il dolore di quanto successo.

Professore, cosa può avere spinto i genitori di Claudio Carlomagno, a togliersi la vita?

«Prima di tutto, è davvero difficile sapere cosa aggiungere a questa vicenda terribile, a parte la pietà».

La decisione dei genitori di Carlomagno è frutto di un senso di colpa?

«Giustamente, è una domanda che tutti si pongono. Ma in queste situazioni è molto difficile arrivare a delle conclusioni se non c’è una completa conoscenza della dinamica dei fatti. Poi, certo, la risposta che uno si sente di dare alla sua domanda è: sì, è ovvio che sì. Appare normale che vi siano dei sensi di colpa, a prescindere dalle responsabilità. Ma comprendere cosa abbia portato alla decisione di togliersi la vita non è così semplice. Lei capisce che di genitori di un omicida, di persone che hanno compiuto fatti così efferati, purtroppo ne esistono tanti. Ovviamente non tutti reagiscono in questo modo. Capire quale sia stata la differenza tra i tanti e i genitori di Anguillara è estremamente difficile. Perché loro sì e altri no? Il fatto è che l’animo umano è imperscrutabile».