I ragazzi che oggi crescono molto più in fretta e i genitori che non ne prendono atto, che permettono loro di comportarsi da adulti, ma solo quando si tratta di uscire la sera e tornare alle sei del mattino. Per Paolo Crepet, psichiatra, sociologo e saggista, il problema è che viviamo in una società che, giustamente, si scandalizza di fronte a fatti gravi, immersi in un mondo che sembra non riguardarla, ma si dimentica subito che comportamenti preoccupanti possono accadere anche nelle nostre famiglie: «Pochi giorni fa in provincia di Chieti dieci ragazzini tra i 13 e 16 anni sono finiti al pronto soccorso in coma etilico. Perché ci inquietiamo per quello che succede in un campo rom abusivo e non per quello che fanno i nostri figli?».

C’è in generale una deriva di ragazzini che crescono troppo in fretta

«Assolutamente sì e lo dico da anni. Il problema è l’ipocrisia delle famiglie. Qualche mese fa ha avuto molto successo la serie tv “Adolescence”, un ragazzino di 13 anni che compie un delitto. Tutti hanno applaudito, hanno elogiato doti attoriali e registiche. Io penso sia stata l’ennesima ipocrisia di chi fa finta di non avere capito che davvero siamo arrivati a questo. È uno stato di confusione mentale della nostra comunità. Se i genitori permettono ai loro figli giovanissimi di comportarsi da adulti quando escono la sera e tornano alle sei di mattina, quando bevono, quando vanno in vacanza soli con gli amici o con il fidanzato, dovrebbero accettare che possano avere comportamenti adulti anche in altre circostanze. Questo però tocca i nostri sensi di colpa. Cosa crede dica il genitore di un ragazzino che torna a casa ubriaco? Spesso lo giustifica dicendo che fanno tutti così, che sono ragazzate. C’è una totale sottovalutazione delle situazioni da parte dei genitori».