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Dopo che una motovedetta libica ha aperto il fuoco contro la nave da soccorso Sea Watch-5, lunedì 11 maggio, fortunatamente senza conseguenze per l'incolumità delle persone a bordo, il governo italiano non si è espresso a tutela dell'equipaggio dell'Ong (tra cui ci sono anche italiani), per condannare il violento tentativo di abbordaggio e dirottamento. E intanto nel Mediterraneo si continua a morire: da poco si è appresa la notizia della morte di una neonata di poche settimane, originaria della Costa d'Avorio, subito dopo uno sbarco a Lampedusa.
Le autorità italiane sono rimaste in silenzio, sebbene fosse stato proprio l'attuale esecutivo nel 2023 a donare la motovedetta utilizzata dalle milizie libiche nell'attacco, nell'ambito di accordi tra Roma e Tripoli per il contrasto dell'immigrazione. Parliamo di un'imbarcazione che in precedenza apparteneva alla Guardia di finanza italiana. E ora il governo Meloni – lo stesso che si attiva per aggiustare a domicilio i motori delle navi libiche che sparano contro la flotta civile cercando di effettuare un respingimento illegale verso Tripoli – risponde avviando un'indagine penale contro il capitano della nave, come fa sapere la stessa organizzazione umanitaria, a cui dopo l'episodio è stato assegnato il porto di Brindisi, che era distante quattro giorni di navigazione dal punto in cui la nave battente bandiera tedesca si trovava. "Nuovo attacco alla solidarietà in mare: dopo le raffiche di spari delle milizie libiche contro SEA Watch5, lo Stato italiano risponde avviando un'indagine penale contro il suo capitano", si legge su X sul profilo social di Sea-Watch Italy.











