di
Cesare Bechis
Il 15enne che lo ha accoltellato ha confessato: «L'ho fatto per difendere i miei amici, sono molto dispiaciuto». Il titolare del bar ha impedito al bracciante agonizzante di entrare nel locale per trovare rifugio
Ha confessato il ragazzo di 15 anni — ne avrà 16 tra quattro giorni — che all’alba di sabato scorso ha ucciso con tre coltellate il 35enne Bakari Sako nella città vecchia di Taranto. Parole secche, lucide, drammatiche: «L’ho ucciso io, sono molto dispiaciuto». Insieme con gli altri tre minorenni della baby gang, ieri mattina s’è presentato davanti al gip Paola Morelli del tribunale dei minori, per l’udienza di convalida del fermo alla quale ha partecipato anche la procuratrice Daniela Putignano.I quattro si sono avvalsi della facoltà di non rispondere. Hanno però reso dichiarazioni spontanee fornendo la loro versione dei fatti che prova a rovesciare la realtà consegnata dagli inquirenti ai magistrati. Ossia la ricostruzione dell’uccisione di Bakari attraverso le immagini delle telecamere dei locali pubblici di piazza Fontana.
Tutti e quattro sono accusati, insieme ai due maggiorenni di 20 e 22 anni della gang, di omicidio. Per loro il gip ha confermato la custodia nelle carceri minorili, ma ha escluso l’aggravante dei futili motivi. Gli indagati hanno esposto una versione dalla quale l’omicidio sembra essere frutto di legittima difesa. «Avevo paura che quell’uomo stesse aggredendo i miei amici» ha detto il 15enne per giustificare le coltellate. Gli altri tre si sono difesi sostenendo: «Non ci siamo accorti che era stato accoltellato, non abbiamo visto sangue». La lite, secondo il racconto degli indagati, è scoppiata perché erano convinti che Bakari li stesse riprendendo con il telefonino. Gli dicono di smettere, si avvicinano, lo spingono e, hanno affermato, lui «ci ha dato un pugno e s’è girato per andare verso il bar e l’abbiamo inseguito». A questo punto il quindicenne sferra tre colpi con il coltello a serramanico a Bakari sul quale si scatena la furia del gruppo che continua a colpirlo con pugni e calci.










