di Daniele Dell'Orcosabato 16 maggio 20263' di letturaCon la sinistra italiana non ci si annoia mai. Costoro riescono ogni giorno ad aggiungere nuovi capitoli al manuale del perfetto cortocircuito politico. Il protagonista dell’ultima menzione speciale è Maurizio Martina, ex segretario del Pd, che oggi si ritrova nella bizzarra posizione di essere il candidato ufficiale del governo Meloni alla guida della Fao. Non è un refuso: il governo di centrodestra punta su un uomo del Pd perché, strano a dirsi per chi vive di ideologia, Martina le competenze le ha davvero e l’Italia, una volta tanto, sta provando a giocare di squadra per prendersi, grazie al merito, un ruolo storico. Ma qui scatta il capolavoro della politica “internazionalista” di Elly Schlein. Mentre la Segretaria dem si aggira con un codazzo allucinante tra gli stand del Salone del Libro di Torino, dispensando pillole di saggezza su quanto il governo Meloni sia “subalterno” ai leader stranieri, la realtà le tira un ceffone direttamente da Madrid.Il suo idolo indiscusso, Pedro Sanchez, quello che Elly cita un giorno sì e l’altro pure come faro del progressismo europeo, sta facendo esattamente quello che un leader sovranista farebbe: l’asso pigliatutto. La Spagna, non contenta di aver già piazzato i suoi ai vertici di IFAD (agenzia col mandato specifico di sradicare la povertà e la fame nelle aree rurali dei paesi in via di sviluppo) e World Food Program, il 16 marzo scorso ha candidato il ministro dell’Agricoltura Luis Planas per la presidenza della Fao in vista del prossimo anno, provando così a sbarrare la strada allo stesso Martina. Il risultato? I brutti e cattivi Giorgia Meloni e Antonio Tajani sponsorizzano ovunque Martina, anche con gli Stati Uniti in occasione della recente visita di Marco Rubio a Roma, mentre la sinistra moralmente impeccabile abbandona i “suoi”. «Ne parlerò con l’Ue», tuona il Ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida, che già giovedì ha spedito una lettera a Maria Panayiotou, omologa di Cipro, Paese che ha la presidenza di turno dell’Ue. «Ogni giorno Schlein si spertica in lodi a Sanchez e accusa Meloni di una inesistente subalternità a leader stranieri, dimostri di non essere- lei sì- subalterna a Sanchez e ai socialisti spagnoli, facendo ogni sforzo per far convergere anche la Spagna sulla candidatura di Martina», scrive in una nota Carlo Fidanza, Capodelegazione di Fratelli d'Italia e coordinatore Ecr in Commissione Agricoltura al Parlamento europeo. «Il caso Martina rappresenta l’ennesima dimostrazione di come il Pd sia disposto a danneggiare e affossare l’immagine del nostro Paese anche nelle sedi internazionali, pur di ingraziarsi il paladino delle sinistre continentali», aggiunge l'europarlamentare dì FdI Nicola Procaccini, co-presidente del gruppo dei conservatori a Bruxelles. «Schlein rema sempre contro l’Italia», gli fa eco il collega Stefano Cavedagna.E Elly come risponde? Davanti ai microfoni sfoggia il solito repertorio retorico: «Stiamo facendo la nostra parte», «abbiamo interlocuzioni internazionali», «speriamo che il governo faccia il suo». Il governo, Elly? Se Sanchez è il tuo punto di riferimento continentale, se il Partito del Socialismo Europeo è la tua casa, perché non alzi il telefono e gli spieghi che l’Europa non è un buffet privato della Moncloa? La verità è che la retorica del Pd sulla “statura internazionale” si sta infrangendo miseramente contro il muro della realtà. Schlein racconta ogni giorno di un’Italia isolata in Europa, ma quando c’è da difendere un interesse nazionale (e un proprio ex Segretario!), si scopre che l’unico vero isolamento è quello del Pd dai propri presunti alleati. Ormai è così in ombra rispetto al carisma di Sanchez da non potergli chiedere di fare un passo indietro, e troppo impegnata a fare opposizione pregiudiziale per ammettere che, stavolta (e non è la prima volta), i “sovranisti” stanno facendo gli interessi di un uomo del suo partito più di quanto non faccia lei.