Il governo non ha in programma manovre correttive e lavora con l’Europa per rendere più flessibile la clausola di salvaguardia prevista per le spese di difesa, e quindi usarla contro il caro energia.

La posizione dell’esecutivo non è nuova, ma è stato necessario ribadirla in un venerdì agitato dalla risposta di Antonio Tajani a una domanda sulla crisi energetica e la possibilità di uno scostamento.

Come annunciato da Giorgia Meloni un paio di settimane fa in conferenza stampa, l’Italia punta ad avere dall’Europa il via libera a usare anche per misure legate all’energia le risorse (circa 3,7 miliardi) della clausola di salvaguardia per le spese di difesa, e l’attesa dell’esito di questo negoziato sarebbe uno dei motivi per cui non è ancora stata presa una decisione definitiva sui programmi Safe.

Un meccanismo possibile, secondo Roma, in base ad alcune possibilità previste dalle regole europee per situazioni eccezionali.

Lo stesso Tajani ha sottolineato che «è fondamentale lavorare affinché l’Europa si renda conto che debba esserci più flessibilità per gli aspetti legati al costo dell’energia.