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Roberta Merlin e Barbara Todesco

Lega e FdI attaccano l'iniziativa ma insegnanti e famiglie erano d’accordo

A piedi scalzi, bendati, nel buio. Con piccoli ostacoli da superare, sassi sotto i piedi e acqua addosso, per provare a immaginare cosa significhi attraversare la rotta balcanica senza essere scoperti. Poi il viaggio a Trieste, in piazza Libertà — quella che i volontari dell’associazione Linea d’ombra chiamano da anni «piazza del mondo» — per distribuire pasti caldi e calzini ai migranti arrivati dopo giorni o settimane di cammino. È il progetto educativo che nei giorni scorsi ha coinvolto due classi quinte della scuola elementare Arpalice Cuman Pertile di Marostica, nel Vicentino, e che nelle ultime ore è diventato un caso politico nazionale dopo la diffusione sui social di un video realizzato dalla stessa associazione triestina.

I racconti dei bambiniNel filmato, i bambini raccontano l’esperienza vissuta. «Per aiutare», dice un alunno. «Per dare cibo ai più bisognosi e stargli vicino», aggiunge un compagno. «Per noi è poco, ma per loro è tantissimo». Un bambino racconta anche dell’esperienza sensoriale fatta a scuola, «bendati perché i migranti camminano nel buio per non farsi trovare dalla polizia». Parole semplici raccontate con l’entusiasmo e la curiosità dei dieci anni che però stanno scatenando un putiferio politico. Prima ad attaccare, l’europarlamentare della Lega Anna Maria Cisint, ex sindaca di Monfalcone, nota per le sue battaglie contro l’Islam, che sui social, annunciando un’interrogazione al ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara, parla di «lavaggio del cervello in classe» e di alunni «costretti a simulare la rotta balcanica camminando a piedi scalzi sui sassi». L’europarlamentare vicentina di Fratelli d’Italia Elena Donazzan denuncia che si siano «usati bambini per veicolare messaggi ideologici». Donazzan contesta il fatto che gli alunni siano stati invitati a immedesimarsi «in clandestini costretti a fuggire ai controlli delle forze dell’ordine», sostenendo che questo rischi di trasformare «la scuola in uno spazio di propaganda politica». Inoltre, difende il ruolo delle forze dell’ordine, «un presidio di sicurezza che merita rispetto», giudicando «diseducativo e pericoloso» qualsiasi messaggio che possa presentarle come «un ostacolo da aggirare».