A poche ore dalla finale dell’Eurovision Song Contest 2026, l’Italia aspetta di capire se Sal Da Vinci riuscirà davvero a trasformare Per sempre sì in un risultato pesante a Vienna. Il suo 22esimo posto in scaletta alimenta le speranze, ma tra televoto, giurie, bookmaker e incognita Israele la partita resta apertissima. Ne abbiamo parlato con Davide Maistrello, appassionato di storia dell’Eurovision ed esperto dei meccanismi di voto del concorso, per capire cosa può succedere davvero nella notte più lunga della musica europea.
Partiamo dal boicottaggio contro Israele, che nei mesi scorsi ha tenuto banco per questa edizione. Ha avuto gli effetti che si immaginavano? Secondo me no. Gli obiettivi potevano essere due: far espellere Israele oppure rendere impossibile il contest attraverso il ritiro di un numero sufficiente di Paesi. Non è successa nessuna delle due cose. C’è stata sicuramente una crisi reputazionale, perché ormai dell’edizione si parla quasi solo in relazione a Israele, ma questo paradossalmente finisce anche per favorirla: più se ne parla, più una parte di pubblico può essere spinta a votarla.
Che sensazioni hai avuto dalle semifinali? Si è spostato qualcosa rispetto ai pronostici iniziali? È un anno molto aperto, con tante dinamiche inattese. La cosa più interessante è il ritorno forte dell’Europa dell’Est: Bulgaria, Romania e Moldavia sono tornate in gara e sono tutte in finale. È importante perché negli ultimi anni c’era stato uno strapotere dell’Europa occidentale. Un Eurovision forte dovrebbe mantenere equilibrio tra Est e Ovest, anche per restare popolare in tutte le nazioni coinvolte, quindi la ritengo una dinamica positiva.













