L'esibizione kitsch del vincitore del Festival di Sanremo è piaciuta al pubblico, ma a noi piace essere musicalmente identificati con Sal Da Vinci?
Ieri Sal Da Vinci ha esordito all’Eurovision Song Contest, un esordio morbido, fuori gara, così come da tradizione italiana, visto che siamo uno dei Paesi che fanno parte del club dei Big Five, nessun merito, solo che sborsiamo più soldi degli altri per promuovere questa manifestazione musicale di dubbio gusto. Una manifestazione dentro la quale, bisogna dirlo, ci siamo sempre sentiti un po’ scomodi, dato che noi da sempre, forse per fortuna, coltiviamo nel nostro pop caratteristiche lontane da quelle atmosfere internazionali, infatti non è un caso che sono stati proprio i Maneskin a vincere per noi, il progetto dal respiro più largo, musicalmente più facile da tradurre. Almeno fino a oggi, perché forse finalmente abbiamo dato al mondo ciò che il mondo da noi si aspettava: Sal Da Vinci e la sua Per sempre sì.
L’esibizione
E Sal Da Vinci, nonostante vocalmente non risulti in formissima, non si tira indietro, così si lancia senza paracadute tra le braccia del pubblico mondiale, regalandogli una performance in cui mancava solo un mandolino, una gondola e un centurione romano, cui regia sospettiamo potrebbe essere stata firmata a quattro mani da Supermario e il generale Vannacci (invece è firmata da Marcello Sacchetta, con la collaborazione di Francesca Tocca, Mirko Mosca e Jhon Cruz). Movenze latine, vagamente Ricky Martin al sugo, completo bianco, sotto il petto nudo, come un Irama qualsiasi, alle sue spalle un balletto che ricostruisce i preparativi e poi un matrimonio, mentre sullo sfondo si materializza una piazzetta di provincia, tipica del sud. Sullo special, quando il ritmo del pezzo si prende una pausa sentimentale, ecco l’ingresso della sposa che, dopo un bacio al neo marito, si libera di gonna e strascico che si trasformano con una mossa di ballo, alè, in una gigantesca bandiera italiana, qualora qualcuno avesse avuto dubbi fino a quel momento che si trattasse effettivamente di noi.










