Se l’andamento delle retribuzioni degli ultimi vent’anni è stato articolato, il futuro non si prospetta roseo. Shock energetico e inflazione minacciano il potere d’acquisto delle buste paga. Servirebbero cambiamenti radicali, che non sono all’orizzonte.

Le retribuzioni dal 2005 a oggi

Quale sarà l’evoluzione delle retribuzioni in Italia? Sul tema, il dibattito pubblico è spesso caratterizzato da una certa confusione. Anche perché negli ultimi anni diversi indicatori hanno fornito segnali tra loro non sempre coerenti, restituendo immagini molto diverse dell’economia italiana a seconda del punto di osservazione. Cerchiamo qui di fare un po’ di chiarezza.

È utile partire, allora, dalla misura che riteniamo la migliore per cogliere l’andamento dei salari: le retribuzioni orarie reali, ovvero le retribuzioni per ora lavorata al netto dell’inflazione. Si tratta dell’indicatore probabilmente più affidabile per valutare l’evoluzione del potere d’acquisto del lavoro, anche perché è quello che, almeno in teoria, dovrebbe riflettere più direttamente l’andamento della produttività.

La figura 1 mostra la dinamica delle retribuzioni orarie reali dal 2005 a oggi, distinguendo tra contratti collettivi nazionali (Ccnl) reali per ora lavorata e la compensazione reale per ora lavorata. La differenza tra i due indicatori è che il primo riflette solo l’evoluzione dei contratti collettivi al netto dell’inflazione, mentre il secondo include la contrattazione di secondo livello oltre alle altre forme di retribuzione in busta paga per ora lavorata.