MILANO – Nonostante una crescita registrata nell’ultimo biennio, ma ancora insoddisfacente per recuperare potere d’acquisto, i lavoratori italiani bocciano sonoramente le loro buste paga. O meglio, lo fanno in particolare le donne e i giovani denunciando soprattutto un problema di “merito” nella costruzione dei loro pacchetti retributivi. Difficile dar loro torto, d’altra parte, se – come ha certificato ancora stamane l’Istat nella sua audizione sul Dfp – nel 2025 le retribuzioni contrattuali (+3,1%) e quelle di fatto (+2,6%) sono sì aumentate più dell'inflazione (+1,7% per l’indice Ipca), ma il gap apertosi post-Covid resta ancora significativo: tra il primo trimestre 2021 e il quarto trimestre del 2025, le retribuzioni contrattuali si sono ridotte del 7,8% in termini reali.
Anche leggendo questi dati si capisce il giudizio complessivo sulle buste paga che emerge dal nuovo rapporto sulla Salary Satisfaction, sviluppato dall’Osservatorio JobPricing in collaborazione con Adecco: è un 4,2, in una scala da 1 a 10. Insufficiente. Un dato stabile rispetto alla passata edizione che svela come sei lavoratori su dieci siano insoddisfatti.
A leggere i dati con l’occhio delle aziende, che dovrebbero costruire al meglio il sistema di retribuzione dei dipendenti, c’è da appuntare come il problema maggiore non sembri essere tanto il “quanto” si paga, ma il “come” e il “perché”. Ai sotto-indici come “meritocrazia” e “fiducia e comprensione” infatti i lavoratori rispondono con giudizi ben più severi, che scivolano sotto il voto quattro.






