I salari italiani sono fermi da anni e l’inflazione ne ha corroso il potere d’acquisto. Servirebbe una riforma della contrattazione, con alla base una legge sulla rappresentanza. Andrebbe anche rivisto il sistema fiscale, per evitare il fiscal drag.

Salari fermi per trent’anni

L’Italia è l’unico grande paese europeo in cui, in oltre trent’anni, i salari reali sono rimasti sostanzialmente fermi. È il dato che più di ogni altro racconta la parabola della nostra economia e della nostra società. Mentre Francia, Germania e Spagna hanno visto crescere i salari reali tra il 20 e il 30 per cento, in Italia si è registrata una riduzione di circa il 3 per cento (tabella 1, prima colonna).

Negli ultimi cinque anni, dopo la pandemia e lo shock inflazionistico, la perdita è diventata drammatica: i salari reali italiani sono calati dell’8 per cento, con punte del -10 per cento nei servizi. Francia e Germania hanno già recuperato i livelli pre-Covid, la Spagna li ha persino superati (tabella 1, seconda colonna).

È una perdita di potere d’acquisto che non può essere facilmente attribuita alla bassa produttività o a fattori strutturali come la piccola dimensione d’impresa che caratterizzano l’economia italiana. Nel periodo post Covid, infatti, l’Italia può vantare una crescita del Pil, dell’occupazione e dell’export maggiori di Francia e Germania. Il calo dei salari reali degli ultimi anni è da attribuire ai limiti del nostro sistema di relazioni industriali e di contrattazione collettiva. I ritardi nei rinnovi di alcuni contratti cruciali, soprattutto nel settore dei servizi, hanno provocato perdite di potere d’acquisto che non sono state più recuperate nonostante il lieve miglioramento dell’ultimo anno. La cosa più preoccupante è che a contratti vigenti non si prevede un recupero del potere d’acquisto dei salari neanche nei prossimi tre anni. Soprattutto nel vasto settore dei servizi che copre circa il 70 per cento degli occupati. Meglio ha fatto l’industria, in particolare con il Ccnl dei metalmeccanici che prevedeva una clausola di salvaguardia che sarebbe opportuno inserire anche negli altri contratti collettivi.