Per decenni le politiche del lavoro si sono concentrate sull’occupabilità. Ora l’evidenza sperimentale sul monopsonio digitale sposta il baricentro: il vincolo decisivo è il ventaglio di alternative che ciascun lavoratore riesce a vedere e a perseguire.
Lavoratori fermi anche con le offerte sulle piattaforme digitali
Il monopsonio è il rovescio del monopolio: pochi compratori invece che pochi venditori. Sul mercato del lavoro il compratore è il datore e la conseguenza è che i salari si formano sotto il livello che emergerebbe in piena concorrenza. In “Monopsony in Online Labor Markets”, Arindrajit Dube, Jeff Jacobs, Suresh Naidu e Siddharth Suri misurano questo potere su Amazon Mechanical Turk attraverso l’elasticità dell’offerta di lavoro: quanto cioè i lavoratori sono disposti a spostarsi verso datori che pagano di più. Il valore si ferma intorno a 0,1, con risultati convergenti sia dall’analisi dei dati osservati sulla piattaforma sia dalla rianalisi di cinque esperimenti che avevano variato casualmente i compensi. In un mercato perfettamente concorrenziale il valore sarebbe molto più alto: ogni lavoratore si sposterebbe immediatamente verso chi paga di più. Un’elasticità di 0,1 significa che raddoppiare il salario fa crescere l’offerta di lavoro alla singola impresa solo del 10 per cento. I datori possono pagare salari sensibilmente sotto il valore che il lavoratore aggiunge all’impresa, perché i lavoratori, di fatto, restano dove sono.







