Le vere connotazioni del vertice Xi-Trump, i rapporti commerciali tra Cina e Usa, il ruolo di Elon Musk e non solo. Il commento di Aresu

Il recente vertice di Pechino non è stato il più grande della storia e non ha cambiato il mondo. Ha però dimostrato la presenza di ampi canali di comunicazione e di cooperazione tra le due potenze. Durante gli incontri, Stati Uniti e Cina hanno cercato di gestire la loro competizione, puntando sulla riduzione dei rischi. L’obiettivo non è la soluzione delle crisi globali ma è anzitutto, più modestamente, evitare che si ripeta uno scenario di continua escalation commerciale, come avvenuto nella primavera 2025. Un’escalation di dazi senza limiti sarebbe un problema sia per Trump che per Xi, vista la loro situazione interna.

Mentre continueranno gli annunci e i provvedimenti sulla sicurezza economica (come quello del controllo sulle supply chain che avevamo analizzato qui), l’interconnessione economica non sparirà. Un recente sondaggio della American Chamber of Commerce ha rivelato che il 52% delle aziende statunitensi operanti nel mercato cinese preveda di fare profitti nel 2026: nonostante la retorica, gli affari sul campo continuano.

Gli imprenditori e manager che hanno accompagnato Trump sono stati parte della coreografia e del cerimoniale, con le loro caratteristiche distintive. Boeing ha presenziato per vendere i suoi aerei: gli ordini, pur inferiori ad alcune aspettative iniziali, continuano a testimoniare che nei piani tecnologici cinesi il risultato di giungere alle capacità del duopolio Airbus-Boeing ancora non è arrivato. Jensen Huang ha confermato il suo ruolo di “colomba sulla Cina”, che continuerà a ricoprire e che sarà attaccato dai “falchi”. Difficilmente finirà il tira e molla sulle vendite dei sistemi NVIDIA in Cina, che come ho ricordato ha ormai la struttura di una “storia infinita”.