«Le porte della Cina verso il mondo si apriranno sempre di più». La promessa di Xi Jinping ha attraversato con solennità la Grande Sala del Popolo, arrivando dritte ai dirigenti della Corporate America che Donald Trump ha portato con sé nella missione a Pechino.
«Le imprese americane sono profondamente coinvolte nelle riforme e nell’apertura della Cina, un processo da cui entrambe le parti hanno tratto beneficio», ha dichiarato Xi, secondo quanto riportato dai media statali cinesi. «La Cina accoglie con favore una cooperazione più stretta e reciprocamente vantaggiosa con gli Stati Uniti e ritiene che le aziende statunitensi avranno prospettive ancora più ampie in Cina», ha ribadito Xi, per essere ancora più chiaro, e per rassicurare tutti sullo stato dell’economia cinese.
Sui temi della cooperazione economica, tecnologica e sulle questioni commerciali, Trump ha raggiunto almeno in parte gli obiettivi: poi verranno i contratti , gli investimenti e ulteriori accordi, ma intanto una promessa di Xi - di questi tempi e considerando il regime dittatoriale che rappresenta - è già un mezzo successo. Ottenuto anche attraverso la mediazione, visibile e in presenza, dei ceo delle grandi società statunitensi: 17 in tutto, con in prima linea Tim Cook di Apple; Jensen Huang di Nvidia; Kelly Ortberg di Boeing; e soprattutto Elon Musk: l’uomo più ricco del mondo, il boss di Tesla e SpaceX, le cui ambizioni - tra auto elettriche, veicoli a guida autonoma e intelligenza artificiale - si sovrappongono a quelle delle aziende cinesi, suscitando ammirazione ma anche molti giudizi critici nella Repubblica popolare.










