L’industria spagnola è appesantita dai costi energetici rispetto ai rivali europei. L'articolo di Abc tratto dalla rassegna di Liturri.
(ABC, di R. M., 14 maggio 2026)
Il rapporto BBVA-IVIE “Adaptación de la industria española al escenario energético” evidenzia come i costi energetici rappresentino un fattore di vulnerabilità strutturale per l’industria spagnola, grande consumatrice di energia, che nonostante una riduzione del 9,7% del costo energetico per unità di valore aggiunto tra il 2008 e il 2020, rimane nettamente indietro rispetto a concorrenti come Germania (-32%) e Portogallo (-42%), compromettendone la competitività internazionale in un contesto di volatilità dei prezzi e tensioni geopolitiche.
Solo quattro settori – metallurgia, chimica/petrochimica, prodotti minerali non metallici e carta – hanno conseguito reali miglioramenti di efficienza energetica, concentrando però il 66% dei consumi manifatturieri nel 2024, mentre in alcuni comparti come i minerali non metallici (cemento, ceramica, vetro) la bolletta energetica arriva a pesare il 12% dei costi operativi contro una media industriale del 3,6%.
Gran parte del calo di intensità energetica in Spagna non deriva da veri progressi tecnici ma da un effetto strutturale, ovvero dallo spostamento verso attività meno energivore, con il rischio concreto di perdita di capacità industriale in settori strategici e senza una soluzione concreta all’orizzonte per alleggerire il carico sui grandi consumatori.







