Non è una questione di classe dimensionale. Dalla piccola e media impresa alla grande multinazionale, l’industria alimentare nazionale (fortemente energivora) paga lo scotto di costi energetici considerati ormai insostenibili. Da qui la corsa a dotarsi di tecnologie per il recupero del calore o di impianti fotovoltaici. Con una differenza rispetto al passato. Fino a qualche anno fa le aziende scartavano gli investimenti per l’efficientamento energetico che non potevano essere ammortizzati nell’arco di sei o dodici mesi al massimo.
«Adesso – dice Alessandro Brizzi, general manager di Renovis, energy service company di Vabrio D’Agogna, in provincia di Novara – puntano su interventi ammortizzabili in circa tre anni, a volte anche in sei o sette. Questo significa che è cresciuto anche il grado di sensibilità verso una produzione sostenibile. Il nostro obiettivo non è solo quello dell’efficientamento energetico ma anche quello del recupero e della valorizzazione degli sprechi, nell’ottica dell’economia circolare».
Ma qual è il payback time, il tempo che un’azienda impiega per coprire la spesa grazie al risparmio energetico ottenuto? «Mediamente si può raggiungere una riduzione dei costi pari al 30% - spiega Brizzi -. Per il payback time non esiste un valore medio, in quanto interventi diversi danno risultati diversi. In ogni caso con il recupero di calore di solito oscilliamo tra uno e tre anni, con il fotovoltaico il range va dai due ai sei anni».






