«Da noi un euro e quaranta al metro cubo, nella nostra controllata spagnola 79 centesimi». Le ultime bollette ricevute da Graziano Verdi, numero uno di Italcer e Presidente della Federazione europea della Ceramica, sintetizzano a colpo d’occhio il nodo chiave del settore, così come dell’intera economia nazionale: l’abnorme differenza tra i prezzi dell’energia (in questo caso del gas) tra l’Italia ed altri paesi.

E in un evento dedicato al rilancio dell’Europa manifatturiera è inevitabile che il tema sia subito centrale nel dibattito. «I nostri due grandi competitor, America e Cina - spiega il presidente di Confindustria Cultura Italia Luigi Abete - hanno strutturalmente un costo dell’energia 2-3 volte inferiore e la risposta dovrebbe essere molto semplice: per rilanciare la manifattura europea bisogna trovare il modo per ridurre questo gap competitivo sull’energia e lo si fa con le rinnovabili e con il nucleare, non ci sono altre soluzioni». Se in passato, spiega, il tema era rilevante soprattutto per le aziende energivore, oggi con questi nuovi livelli assoluti e gap relativi, il nodo è visibile per tutti. Un doppio spiazzamento, dell’Europa verso il resto del mondo e dell’Italia verso l’Europa, che mette a rischio il sistema. «Se l’incidenza dell’energia sui costi passa dal 3 al 6%, in presenza di un Ebitda limitato, le imprese passano da un’area di competitività ad un’altra di bassa, bassissima competitività».