È nata a Pavullo nel Frignano, ha cominciato a giocare nel Formigine, ha continuato a Ferrara e Colorno, adesso si divide fra la Francia (club, il LOU a Lione) e l’Italia (Nazionale, 22 “caps”). Terza linea ala, laureata in Biotecnologia, Alissa Ranuccini prima di Galles-Italia, domenica 17 maggio alle 13.15, all’Arms Park di Cardiff, quinto e ultimo turno del Sei Nazioni.Franco Scoglio, allenatore di calcio: “Il rugby è sport nettamente più educativo del calcio. E questa è una verità inconfutabile”.“Venivo da nove anni di uno sport individuale, la ginnastica artistica, quando partecipai a un allenamento di rugby, a scuola. Un amore a prima vista. E a conquistarmi fu proprio la sua natura di sport di squadra. Dividere, anzi, condividere tutto, sul campo, nello spogliatoio, a tavola. La convivialità, la comunità. Il rugby educa a valori di lealtà, insegna il rispetto per l’avversario, impartisce regole di gioco. Nel rugby non esistono sceneggiate, vietato simulare, significa lasciare le proprio compagne in inferiorità numerica, anche se soltanto per un’azione”.Brad Johnstone, giocatore e allenatore neozelandese: “L’età non conta. Conta la voglia di battersi”.“C’è l’età delle statistiche, c’è l’età delle voglie, delle curiosità, delle passioni, c’è l’età delle performance. In Nazionale si va dai 20 anni di Margherita Tonellotto ai 35 di Elisa Giordano. Ma prendiamo come esempio Michela Sillari: ha 33 anni e, davvero, l’ho sempre vista al meglio, al massimo. O prendiamo come un altro esempio Francesca Sgorbini: ha 25 anni ed è sempre stata forte, lo si capiva fin da quando era una ragazzina, e nel match contro la Scozia è stata giudicata la migliore non solo della partita, ma dell’intera giornata del Sei Nazioni”.Olivier Magne, giocatore francese: “Il rugby moderno non lascia spazio all’improvvisazione, a meno che non si sia sotto scacco. In quel momento, o hai fantasia o sei finito”.“Il rugby è uno sport complesso proprio per le sue strategie. Si gioca secondo il piano e gli schemi, poi si crea una situazione inattesa, per esempio un cambio di possesso. In quel frangente si apre una finestra, si dice lunga sei secondi, in cui bisogna approfittare dell’impreparazione delle avversarie. Noi facciamo esercizi specifici per allenare la reattività”.Mauro Bergamasco, 106 “caps” con l’Italia: “Quando un avversario ti piomba addosso e ti pare di essere travolto da un tram, non hai altra scelta se non quella di fare finta di nulla”.“Incassi, nascondi, ricominci. Come se nulla fosse. Per orgoglio, per non dare soddisfazione, per sentirsi più forti. Succede. Contro la Francia ho preso una ‘mina’, l’ho sentita e patita, mi sono rialzata e ho ricominciato. Sotto sotto, con fierezza”.Anonimo inglese: “Se sei stanco del Sei Nazioni, sei stanco della vita”.“Il Sei Nazioni è il massimo del rugby in Europa, ma siccome l’Inghilterra è la più forte al mondo, la Francia la quarta, la Scozia la quinta, l’Irlanda la sesta…, è quasi un Mondiale. E’ bello il clima, è bella l’atmosfera, è bella l’attesa, è bello il rituale fino all’ingresso nello stadio, bello ed emozionante, al calcio d’inizio il bello è quella bolla in cui si gioca senza pensare ad altro che a noi e all’avversarie”.Jonah Lomu, All Black: “Non avrei potuto vivere senza rugby: sarei morto o finito in galera”.“Io sarei stata diversa. Ho un carattere, direi, molto intenso. Ho bisogno di sfogarmi, combattere, lottare. Sul campo in allenamento e in partita, ma anche nella vita di tutti i giorni. E ho bisogno di conquistare, perché sono anche ambiziosa. Il rugby mi ha inquadrato e disciplinato: non ho mai saltato un allenamento, neanche con la febbre”.Francesco Volpi, giornalista: “Gli inglesi giocano a rugby perché l’hanno creato. Gallesi, irlandesi e scozzesi perché, legnando gli inglesi in qualsiasi altro modo, finirebbero in galera”.“Difficile legnare le inglesi, loro sono molto più avanti di noi. Ma sul campo si parte sempre alla pari, e io voglio sempre osare, tentare, giocare, e poi andrà come andrà. Fra tutti, mi piace di più il rugby francese, forse perché l’ho conosciuto più da vicino. E’ il rugby champagne: l’imprevedibilità al potere”.
"Il rugby mi ha inquadrato. E io voglio sempre osare". Intervista ad Alissa Ranuccini
Biotecnologa, ex ginnasta, terza linea ala del LOU di Lione e 22 presenze in Nazionale. Alissa Ranuccini si racconta prima di Galles-Italia, ultimo turno del Sei Nazioni: i valori del rugby, la finestra di sei secondi, le mine prese contro la Francia e il sogno del rugby champagne.







